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Quando nel 2008 decidemmo di dare una sterzata al metodo di produzione e allo stile dei vini di Poggio Argentiera e Antonio Camillo sapevamo che era una scommessa a rischio, i cui effetti si sarebbero visti a distanza di qualche anno, come sempre avviene in agricoltura, e nel vino in modo particolare.
Il Capatosta 2009 (commercializzato da Gennaio 2012) complice anche l’annata, si differenziava nettamente dal passato, e dalla maggior parte dei vini nella sua categoria: colore rosso porpora tenue, un corpo leggero, affinamento in legno grande. In tanti mi hanno detto letteralmente “ma tu sei matto“, “lo hai sempre venduto bene, e questo non è lo stile di vino che ci si aspetta dalla Maremma“.
I vini di Antonio Camillo, in modo particolare il Vallerana Alta, seguirono la stessa filosofia produttiva, uscendo dallo stereotipo, un po’ logoro, del Ciliegiolo vino simpatico ma rusticone, tutto concentrazione e frutto, magari anche un po’ surmaturo. Grazie alla particolarità dei terreni di quella vigna, anche questo vino è scarico di colore, con un corpo medio, e dei tannini sottili e setosi. Non esattamente quello che in genere ci si aspetta da questa uva, ma precisamente quello che viene fuori da questa vigna straordinaria di oltre 50 anni.
Anche il Ciliegiolo Principio, un vino con un rapporto qualità/prezzo scandalosamente buono fece la sua parte di fatica a partire con le vendite, specialmente, strano a dirsi (o no?) in Maremma.
Mettiamoci dentro anche la crisi mondiale, il calo dei consumi, il calo delle presenze nei ristoranti, lo spread, e tutto quello che c’e’ intorno,.Ci sarebbe da farsi tremare i polsi nel cambiare uno stile di produzione che alla fine era consolidato, colladauto e commercialmente funzionante. Ma come continuare a fare vini che non ci piacerebbe bere? Impossibile.
Con queste premesse, ci siamo preparati ad un periodo piu’ o meno lungo di purgatorio commerciale, sapendo di dover cambiare una parte della clientela, di non soddisfare le preferenze di un certo tipo di critica enologica, di perdere qualche cliente.
I risultati di oggi invece vanno oltre le mie piu’ rosee aspettative.:
- Capatosta 2009, vendite + 40% nei primi 4 mesi dell’anno. Il vino disponibile al di fuori delle prenotazioni è ormai terminato ed abbiamo dovuto rivedere al ribasso alcune assegnazioni fatte ai clienti piu’ importanti anche di diverse centinaia di unità (e anticipare di un mese l’uscita del Capatosta 2010 a Novembre di quest’anno).
- Vallerana Alta 2010, finito in un batter d’occhio, anche lui con assegnazioni limate e, purtroppo, un tempo di attesa piuttosto lungo prima della commercializzazione della prossima annata (primavera 2013)
- Principio 2011. E pensare che stavamo ancora vendendo il 2009 a Gennaio di quest’anno, mentre oggi abbiamo finito il 2010 e virtualmente anche il 2011 (ne rimangono 600 bottiglie, su una produzione totale dell’annata 2011 di 10.000).
Il Vermentino non durera’ a lungo e, per fortuna, con il Bellamarsilia facciamo appena in tempo – o giu’ di lì – alla commercializzazione della nuova annata.
Le vendite totali sono molto al di sopra dell’anno precedente e il fatturato estero è in forte crescita rispetto all’insieme. C”è di che essere contenti in questa fase, anche se i problemi non mancano nella gestione del quotidano, ma per il momento godiamoci questa affermazione che è importante per noi in primo luogo, ma credo possa anche incoraggiare altri a provare nuove strade che possano rendere alla Maremma una identità produttiva diversa dai modelli anni ’90, che ormai sembrano aver stancato il pubblico. Un pubblico che cerca e che apprezza altro esiste, eccome.


Complimenti Gianpaolo, grande come sempre….
Bene, sono contento per te e per la tua azienda, speriamo che il tend continui.
In bocca al lupo
Francesco
PS Io invece sono uno di quelli che ha apprezato la svolta…