Poggio Argentiera: il Morellino di Scansano e la Maremma.

Tratto da "I numeri del vino"

Prendo spunto dal post di oggi di Marco Baccaglio, “I numeri del vino“, sulle statistiche di produzione delle principali denominazioni di orgine italiane (senza ormai differenziare tra DOC e DOCG, perche’ difatto con la nuova dizione, DOP, vengono accorpate).

Uno sguardo ai numeri e’ sempre essenziale, perche’ ci riporta all’essenza delle cose, e ripulisce l’ambiente dal chiacchericcio inutile e confuso che spesso si fa nel mondo “affascinante” della politica vinicola. Cosa ci dicono questi numeri?

-La prima cosa e’ che,  pur essendo l’Italia ricca di denominazioni di orgine (quasi 400? ho perso il conto), quelle significative da un punto di vista numerico sono relativamente poche (includendo bianchi, rossi e spumanti): 4 sole sono sopra i 500.000 Hl, 31 sopra i 100.000 Hl.

-Essere significativi da un punto di vista numerico ha ovviamente ricadute importanti sul mercato di questi vini, che possono espandersi verso l’estero e le cui strategia promozionali possono contare su una massa critica e risorse adeguate.

-Il Morellino di Scansano, se prendiamo in esame le Denominazioni di Origine rosse, e’ al 18 posto, con 76.000 Hl, stabili quasi all’unita’ nel corso degli anni, a causa del fatto che l’albo dei vigneti Morellino di Scansano e’ bloccato dall’anno 2000 per richiesta dei (la maggioranza) produttori. Il prezzo all’origine di queste uve e di questo vino e’ in continua crescita e la richiesta e’ forte. Un ettolitro di Morellino di Scansano e’ venduto oggi a circa € 170-180 ad Hl, un prezzo molto alto, piu’ alto del Chianti Classico per dirne una.

-La cosa che mi ha piu’ sorpreso e’ la crescita molto importante del Brunello di Montalcino, passato dai 57.000 Hl del 2007 agli oltre 80.000 Hl del 2010; + 40% in 4 anni. E questo per una denominazione riconosciuta nel mondo per la qualita’ e, conseguentemente, per il prezzo elevato dei vini.

Al di la quindi di quello che si dice, o per meglio dire, che chi si oppone ad una libera crescita delle denominazioni sostiene, per avere un vino che si vende bene non e’ necessario che la denominazione sia di nicchia, ma si possono avere casi come quello del Brunello, con oltre 10.000.000 di bottiglie prodotte. A patto che si punti sulla qualita’ e sulla promozione seria. Per chi, quasi confinante col Brunello, come il Morellino (sono poco piu’ di 20 km di distanza tra i confini Nord e Sud delle due denominazioni), si ostina a voler impostare il futuro solo nel controllo della produzione e quindi del prezzo all’origine, mediante misure restrittive della liberta’ di mercato, e’ una lezione da imparare, da studiare e da mettere in pratica.

C’e’ chi mette la testa sotto la sabbia, e c’e’ chi affronta il mercato a testa alta. Scegliere chi siamo spetta a noi. Certo, per chi non e’ interessato a fare della qualita’, integrita’ e promozione il suo modus operandi e’ meglio rivolgersi ai sistemi di protezionismo, finche durano. Ma oggi, quanto possono durare?

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