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Ad una settimana dal Vinitaly 2012, che quest’anno parte per la prima volta di Domenica (25 Marzo) e finisce di Mercoledi (28 Marzo) ed e’ piu’ corto di un giorno (urrah), e’ bene fare due programmi su quello che andremo a dire, a presentare, quelle che sono le aspettative, ecc.
Cominciando dalla fine, quali aspettative? Il momento e’ pesantuccio, e’ vero, ma come non essere ottimisti? D’altra parte questa e’ una condizione naturale se vuoi fare l’imprenditore: ci devi credere. Io ci credo infatti. Credo che i momenti di crisi, a posteriori, rivelino sempre delle straordinarie occasioni, dei momenti di rottura col passato e di riassestamento necessari per affrontare il nuovo ciclo dopo la crisi. Negli scorsi venti anni il vino italiano e’ cresciuto in modo incredibile, in qualita’ e quantita’ e in popolarita’ in tutto il mondo. Credo che non si possa negare. Accanto a questo, ci sono stati tanti sbagli, tanti eccessi, una certa bolla speculativa che non poteva non scoppiare, e una crisi di personalita’. La crisi, spietatamente, tende a ripulire gli eccessi, richiede ripensamenti radicali, piu’ sobrieta’, un ritorno ai valori reali.
Da un mio punto di vista il reset e’ questo: ritorno ad uno stile di vini necessariamente piu’ bevibili e piu’ legati al territorio, che stanno alla vera bellezza femminile come certi eccessi del passato stanno alle “fidanzate da trofeo”. Serieta’ e affidabilita’ nel tempo del lavoro di un azienda sono valori apprezzati da chi si e’ stancato (ormai da parecchio tempo) di correre dietro alla novita’, al packaging, alla cantina fatta dall’architetto di grido, ecc. Via gli internazionali dove non servono (e magari e’ un processo che richiede del tempo se hai le vigne piantate), prezzi giusti, bevibilita’, riconoscibilita’.
Quindi quello che andremo a dire e’ questo: Poggio Argentiera, dopo quasi 15 anni, ha maturato una visione piu’ lucida di quello che deve fare, che si traduce in vini allo stesso tempo piu’ semplici e piu’ buoni. I Morellini sono al livello che voglio io, il Bellamarsilia fresco, croccante, solo Sangiovese e Ciliegiolo, solo frutto rosso, solare ma con bella acidita’.Vino Maremmano. Il Capatosta ha trovato un suo stile personale, abbandonando la strada del vino piacione, fruttone, con legno vanigliato e imponente. Un vino piu sottile, meno elaborato, eppure, almeno per me, mille volte piu’ complesso e godibile. E questi sono i vini piu’ importanti per l’azienda. Sui bianchi mi pare di vedere una evoluzione positiva, sia nel Vermentino (Guazza), semplice e minerale, sia nel Fonte40 che con il 2010 e il 2011 mi pare abbia trovato il suo carattere di vini di maggiore complessita’, ma mai pesanti. I vini di Antonio Camillo hanno finalmente una personalita’ loro, distinta e riconoscibile, anche commercialmente. C’e’ voluto qualche anno, ma il lavoro fatto sui ciliegioli piano piano comincia a pagare: il Principio e’ godibile, il Vallerana ha classe. Accanto al Sauvignon di Pitigliano ci piacerebbe accompagnare le uve storiche sulle quali stiamo lavorando da un paio d’anni (Nocchianello, Verdello, Duropersico, Procanico). E’ un progetto di piu’ ampio respiro, che spero vedra la luce tra qualche anno.
I vini in degustazione al Vinitaly:
- Capatosta Morellino 2009 (e magari, nascosta, qualche bottiglia di 2010, ma non loi dite a nessuno)
- Bellamarsilia Morellino 2011. Essi’, gia’ il 2011 e’ fuori ed in bottiglia, perche’ di 2010 non ce n’e’ piu’ (il Morellino “tira”, e’ cosi’).
- Principio 2010
- Vallerana 2010 (stesso discorso fatto per il Morellino). Giovane ancora, ma una sicurezza la vigna dove viene prodotto.
- Maremmante 2011. Non e’ un campione di territorialita’, ma il 2011 e’ la versione che mi piace di piu’, in qualche modo e’ anche sobrio. Funziona bene e lo dobbiamo fare, perche’ le vigne ancora ci sono.
- Vermentino Guazza 2011. Ho l’impressione che sia buono, appagante, forse il migliore ad oggi.
- Fonte40 2010. Secondo me molto buono, sicuramente la versione migliore ad oggi.
- Ansonica Bucce 2009. Sta cominciando a girare, il 2009 e’ da poco in bottiglia.
- Sauvignon 2011. Mi sembra all’altezza degli anni scorsi, forse non la migliore annata, ma affidabile, e ancora molto, molto giovane.
- Lalicante 2009. Gia’ in commercio da qualche mese
- Una ansonica 2006 affinata in ossidazione. Una specie di Oloroso maremmano, una piccola sorpresa (e una piccolissima produzione purtroppo)
Altra nota. Cambiamenti di etichette per i vini di Antonio Camillo, ora tutti con una personalita’ e una leggibilita’ che prima mancava, e del Guazza.
Vi aspettiamo per discutere e assaggiare all‘AREA D Stand E3 (l’Area D e’ la tensostruttura aggiunta dove ci sono tutte le aziende toscane che non entravano piu’ nel padiglione 8, giusto accanto, gia’ da molti anni. Da un po di tempo si va configurando come un padiglione “Maremma”).


A me il capatosta 2010 è piaciuto più del 2009…