foto tratta dal sito dell'azienda Corte Sant'Alda

 

Voglio cominciare a postare delle idee e delle proposte per il miglioramento della DOCG Morellino di Scansano, sia dal punto di vista produttivo che da quello commerciale e promozionale. Sarebbe bello che altri produttori, che so per certo che un occhiata a questo blog la danno, intervenissero per dire la loro e arricchire un dibattito che oggi stenta a prendere piede.

Vigneti

Sono circa 1500 ettari iscritti alla DOCG Morellino di Scansano, con un albo chiuso dal 2000. Per adesso non è prevista una riapertura degli albi a breve. Io sono per la riapertura, ma di questo parliamo un altra volta. Il punto che vorrei trattare è come sono stati fatti questi vigneti nel periodo della corsa all’oro rosso (come il Morellino) degli anni 90 e primi anni 00, che ha visto la crescita esponenziale della superfice vitata in pochi anni, dai 300 Ha ai 1500 Ha attuali.

Per quello che ho potuto vedere io la fretta di piantare e il modo di pensare dell’epoca ha prodotto alcuni errori:

  • le vecchie vigne di Morellino, composte da un melange di Sangiovese, Ciliegiolo, Alicante (e quando mi riferisco ad Alicante in questo contesto mi riferisco non all’ A. bouschet, ma al vero Alicante, cioè la Grenache, presente qui in epoche storiche), e altre uve locali, spesso poco conosciute
  • le vigne sono state piantate ovunque, anche in zone poco adatte
  • sono state indrotte larghe quantità delle cosidette uve “migliorative”, per lo più Merlot, Syrah, Cabernet s. ma non manca il Petit verdot e altre esotiche e stravaganti varietà d’oltralpe o addirittura spagnole (es. Tempranillo) o italiane (Teroldego, e altre).

Non mi tiro indietro e anche io ho commesso gli stessi tre errori. Ma come modificare questa situazione?

Per quanto riguarda le vigne vecchie, c’e’ poco da fare, non ci sono piu’ ed è un peccato. Quantomeno era necessario catalogarle e salvarne i cloni o i biotipi. Qualcosa ho fatto in questo senso, ma in modo poco organizzato. Dovevano essere il Consorzio, la Provincia, le Facolta’ di Agraria a prendere in mano l’iniziativa. Cosi’ non e’ stato, ma almeno ci serva da lezione per il futuro.

Per quanto riguarda le vigne in posizioni non vocate e le vigne “migliorative” qualcosa si potrebbe fare e si dovrebbe fare. Spiantare una vigna giovane e magari anche ben fatta dal punto di vista tecnico è un operazione dolorosa e costosa. Esistono pero’ dei contributi all’estirpazione e alla ristrutturazione dei vigneti che potrebbero essere utilizzati per poter spostare in zone piu’ vocate queste vigne, laddove possibile. Nel corso di pochi anni questo porterebbe ad un miglioramento importante della qualità media della denominazione. Non è facile, ma se si vuole si puo’ fare.

Decisamente piu’ facile il terzo punto. Bisognerebbe prendere coscienza che questi vitigni “migliorativi” in realtà non migliorano un bel niente, anzi rendono i vini piu’ omologati, con meno personalità toscana, e maremmana.Il sovrainnesto di un ettaro di vigna puo’ costare tipicamente tra i € 10.000 e i € 15.000. Se una parte dei fondi che ogni anno arrivano dalla UE in Italia, e che spesso si disperdono in mille rivoli e sprechi, fosse usato per reintrodurre in queste vigne vecchi cloni di Ciliegiolo, di Alicante e altre uve locali, si contribuirebbe in modo determinante alla riqualificazione di un vino, il Morellino, che viene spesso, anche giustamente, accusato di mancanza di una personalità e di uno stile di territorio. Oltretutto sarebbe anche una bella, e vera storia da comunicare sui mercati italiani ed esteri.

Sono cose fattibili, che migliorerebbero in modo importante i nostri vini, che permetterebbero di farci identificare come coloro che vogliono combattere l’omologazione del gusto, e che porterebbero, ne sono strasicuro, anche grandi vantaggi d’immagine, ma con storie vere e di sostanza, non con le barzellette.

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