Eh si’, perche’ e’ con il Capatosta 2009 che le cose cominciano a cambiare in modo piu’ radicale da queste parti. Il vino esce ora, in commercio dal Gennaio 2012, ma se mi fermo a pensarci sono passati gia’ quasi 3 anni da quando l’idea, anzi l’esigenza di cambiare approccio ai vini si e’ presentata fortemente in me, e in quelli che mi stanno vicino sul lavoro.
Il 2009 era un assemblaggio di 3 o 4 vigne, con Sangiovese 85% Ciliegiolo 11% e Grenache (anche detto qui da noi Alicante) 4%, che subito mi aveva colpito per grazia e leggerezza, ma certo che era diverso dai vini del passato. Il colore era, ed e’, molto dimesso, quasi a farlo apposta per marcare il cambio di rotta, l’annata 2009 era stata particolarmente scarica di colore nei Sangiovese (mentre la 2010 e’ gia’ piu’ intensa), il corpo era consistente e mediterraneo, ma mai ingombrante o invadente come succedeva nel passato. Il registro del vino era giocato tutto sulla delicatezza, la purezza delle sensazioni, la scia sapida, e mai il frutto sfacciato, il legno dolce della barrique.
Di basi per “rinforzare” il vino in cantina non mancavano: Sangiovesi piu’ densi e massicci, Alicante (bouschet) scuri come la pece, e volendo, non e’ proibito, del buon Cabernet franc e del Syrah. Ma io ero quasi come fulminato sulla via di Damasco, quei vinoni scuri e concentrati, che pure avevamo fatto in passato mettendocela tutta per fare un vino di alto profilo (e con qualche successo, sia di critica che commerciale), non era la strada piu’ giusta per rappresentare la Maremma. Qui si possono fare vini che siano mediterranei, senza essere marmellatosi; si possono fare vini di Sangiovese che abbiano una precisa espressione diversa dalle zone piu’ interne, senza per forza ricorrere alla densita’ per marcare una differenza che esiste, e che deve esistere.
Parecchia gente non era affatto convinta di queste scelte: la Maremma ha gia’ una sua immagine consolidata (quella di cui si diceva sopra, che non condivido), il Capatosta e’ gia’ un vino conosciuto e di successo, il pubblico, specialmente quello internazionale, si aspetta e richiede vini scuri, muscolari, impattanti.
E’ troppo presto per sapere quali saranno le fortune commerciali del Capatosta 2009, e io sono convinto che andra’ benissimo, pero’ i primi assaggi insieme a persone che conosco e stimo, sia in Italia che all’estero (alla faccia del cliche’ sul “palato internazionale”), e le prime e in qualche misura inaspettate recensioni positive sulla stampa, ci fanno ulteriormente ben sperare.
Con questo vino, per noi e’ cambiato tutto il paradigma dei vini della Maremma, e nulla sara come prima.


Complimenti per il coraggio avuto e per i riconoscimenti ottenuti. Non vedo l’ora di assaggiarlo! Immagino che il prezzo sia rimasto lo stesso?
immagini bene, tutti i vini non sono stati variati nel 2012 come prezzi
appena ordinato on-line il morellino di scansano Capatosta 2009..
il mio palato è impaziente di degustare…
Anche io sono contento dei riconoscimenti ottenuti da questo vino simbolo della splendida terra maremmana. Mi auguro, per Poggio Argentiera, che questo sia solo l’inizio di ulteriori e sempre più importanti successi. Ieri ho ordinato il Capatosta 2009 e le papille gustative scalpitano……