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Siamo i primi a cominciare la giostra delle anticipazioni sulle guide?
Diciamo la verita’, dare la notizia per primi e’ gustoso, e quindi, superata agevolmente quella voglia di far finta di niente – ah, ho vinto? si, mi pareva di aver visto la comunicazione, massai, i premi, le guide, oggi non hanno piu’ importanza - ecc. ecc., ho deciso che andava detto, e subito.
Ecco qui: ci hanno comunicato, per snail mail, che abbiamo ricevuto DUE Eccellenze della Guida dei Vini dell’Espresso 2012
Sono particolarmente contento per i seguenti motivi:
1) e’ un riconoscimento al nostro evidente e consistente – quasi rivoluzionario nei risultati – cambiamento che abbiamo cominciato a fare negli ultimi tre anni (no barrique, conduzione biologica, poco o nulla intervento in cantina). Cambiare non e’ facile, fa paura. Una conferma, un premio, danno un incoraggiamento importante per continuare, anche se noi siamo sempre stati convinti, ma fa piacere vedere che qualcuno ti capisce.
2) in gioco c’era quello che sicuramente e’ il vino piu’ importante ed emblematico della mia azienda: il Capatosta, Morellino di Scansano Riserva 2009 (si, e’ questo che ha preso l’Eccellenza, non lo avevo detto?). Il cambiamento e lo stacco col passato e’ grande, anche a causa della particolare annata 2009. In tanti mi hanno detto che sbagliavo, ma io lo sapevo che non era cosi (pero’ il dubbio ti viene lo stesso). Tanti pero’, mi hanno anche appoggiato, grazie.
3) il premio viene da una guida, L’Espresso, che, diciamo la verita’, non e’ che impazzisse per i miei vini. Sia chiaro, non sono loro ad aver cambiato idea sui miei vini, sono io ad averla cambiata e ad averli cambiati. E diciamo anche un altra verita’, anche le critiche dell’Espresso hanno giocato la sua parte nel mettere in moto il cambiamento nel mio cervello, che ha lavorato in sottofondo per diversi mesi, prima di spingermi all’azione.
4) il nostro lavoro non si riduce solo nell’aver rinuciato all’uso dei legni piccoli, ecc. ecc. C’e’ molto di piu’. Da alcuni anni stiamo, un po’ in sordina, lavorando molto su alcune uve e in alcune zone della Maremma, e lo facciamo con un azienda che abbiamo creato insieme, alla pari, io e Antonio Camillo (che tuttora e’ il responsabile della produzione di Poggio Argentiera). Con Antonio Camillo facciamo tre vini. Uno e’ l‘Alture, un Sauvignon della zona migliore di Pitigliano, per me una delle zone piu’ belle e piu’ sottovalutate della Maremma. E non e’ l’unica uva che stiamo lavorando, ma quello e’ un piccolo segreto che per ora non riveliamo. Gli altri due vini sono fatti con il Ciliegiolo, uva maremmana per eccellenza, anche questa sottovalutata e bistrattata, persino qui in Maremma. Ed e’ proprio un Ciliegiolo da una singola, splendida, vigna vecchia (quasi 50 anni) di Vallerana Alta , l’altro vino che ha preso l’Eccellenza dell’Espresso. E’ la seconda annata che facciamo. La prima, il 2008 che era egualmente buona, e’ passata quasi inosservata anche qui in Maremma (tra l’altro venduta ad un prezzo assolutamente ottimo per la qualita’), ma finalemente il 2009 viene messo alla ribalta. E’ un vino che adoro e che ho voluto fortemente, anche contro qualche giudizio di tecnici importanti, e che ha nella semplicita’ e levita’ di espressione le sue caratteristiche migliori.
5) questi vini sono diversi dai “soliti” vini maremmani dell’immaginario collettivo: vini superdensi, superscuri, supermuscolari, supertutto. Sono vini tutto sommato fatti per sottrazione, con la voglia di cercare il dettaglio, la sottigliezza espressiva, rinunciando a sovrastrutture ridondanti. Sono vini che non solo in Maremma si possono fare, ma che possono forse indicare una strda, una possibilita’ in piu’ rispetto al vinone tutta ciccia e muscoli. Chissa che non si possa cercare, insieme con altri colleghi, una strada nuova per il vino maremmano. La Maremma puo’ dare molto, stay tuned!


Il legno piccolo è una tradizione francese importata in Italia per moda insieme ai vitigni francesi che però non hanno in Italia lo stesso microclima delle zone di produzione originali.
In seguito i sensi degli anglosassoni abituati al legnoi hanno fatto la fortuna dei venditori di barriques.
In realtà i nostri vitigni hanno bisogno di legno grande, la tradizione e la conoscenza lasciataci dai nostri padri e nonni l’abbiamo cancellata in un ventennio.
Ed ora è arrivato il tempo di ricominciare.
In questa annata i vitigni veramente adatti al clima maremmano ed il giustgo abbinamento terreno e portainnesto e selezione “massale locale” si sono esaltati e viceversa gli altri stanno male e soffrono ed hanno abbandonato il loro figlio ( frutto) da alcuni giorni rovinando la qualità del mosto.
Si potrebbe continuare a lungo a parlare poerchè l’argomento è affascinante, l’idealòe sarebbe iniziare ad organizzare delle degustazioni riunendoci in alcuni per assaggiare prodotti di altri, di moda, esteri, prove di vinificazione eccetera.
Bere per imparare.
Sarà che sono di parte e che ho sempre avuto un debole per il Ciliegiolo, ma quanto hai ragione quando dici “sottovalutata e bistrattata” . . . e non soltanto in Maremma.
Sono contento per la tua azienda di questo riconoscimento e non nego di essere molto incuriosito dal Vallerana Alta come al tempo lo fui, a ragione, del Principio e soprattutto adesso che state per compiere del tutto questa gran rivoluzione aziendale! Vi faccio i complimenti chè ci vuole del coraggio per certe scelte!
Congratulazioni e complimenti, la serietà, la costanza, la fiducia nel proprio lavoro pagano, come vedi. Forse non subito, ma pagano. Sono molto contenta anche per il lavoro che stai facendo sul Ciliegiolo: è l’unico vino che mia figlia (ventunenne e astemia) beve volentieri!!
Sono proprio contento di leggere questa novità!!!
Davvero complimenti Gianpaolo, a tutti voi di Poggioargentiera.
Ma d’altronde, ti avevo già detto tempo fa’ che l’idea di abbandonare completamente le barriques mi trovava in perfetta sintonia!!!
Bravi.