L’idea di questo vino parte da 5/6 anni fa, dalle prime vinificazioni di vecchie vigne di Ciliegiolo prese in affitto con Antonio Camillo, e prende forma con la Vigna di Vallerana Alta. E’ una bellissima zona (dai nomi fantastici per me, come Vallerana, Sgrilla, Sgrillozzo), appena all’interno  a circa 10 km dal mare poco a Nord di Capalbio, ma protetta da una fila di basse colline che la separano dall’influenza troppo diretta del Mar Tirreno. Il panorama è aperto a 360°, con una vista verso Est della città di Manciano. E’ la terra del brigante Tiburzi, che Corrado, il padrone della vigna,  dice aver soggiornato proprio nel suo casale quando era in fuga dai Carabinieri (che poi lo ammazzarono). Insomma, più Maremma di così non si può.

La vigna è di una bellezza commovente, tutte vecchie vigne di circa 45/50 anni tenute come si deve dal vecchio proprietario fino a qualche anno fa, e ora da noi, che l’abbiamo messa a biologico (per dire il vero, anche prima non è che qui ci fosse il bisogno di usare chissa quali diavolerie).

Il terreno è di origine calcarea sedimentaria, un po scistoso e ricco di frammenti di pietra che a me fanno sempre pensare come ad un dolce di natale con i pezzetti di mandorle e mi mandano il segnale di OK, terra da vigna.

Tutte le vecchie piante attaccate del mal dell’esca (una grave malattia di origine fungina che porta alla morte della pianta per occlusione dei vasi e che non può essere curata chimicamente e che sovente porta all’estirpazione delle vecchie vigne), sono state slupate (viene tolto con un coltello il marciume) e poi è stato inserito un sasso nel mezzo dei tessuti ripuliti, in modo che l’aria possa circolare e la ferita cicatrizzare perfettamente. Giuro che è una cosa che ho sempre saputo, ma non ho mai visto eseguita con questa continuità e questa perizia. Risultato, le vigne vecchie sono ancora tutte li, perfettamente sane e bellissime a vedersi.

Il vino: è un Ciliegiolo in purezza. Il Ciliegiolo è una delle varietà più tradizionali e più antiche della Maremma, ed è considerata una delle varietà più importanti per la filogenesi della vite coltivata. Infatti, da uno studio recente effettuato da ricercatori italiani sul DNA di alcune varietà di vite coltivata, si è visto che tra il Ciliegiolo e il Sangiovese esiste uno stretto rapporto di parentela di tipo progenitore/progenie (benchè non sia ancora chiaro quale sia l’uno e quale sia l’altra). E’ molto popolare perchè è una pianta generosa, che produce grandi grappoli di un uva che da un colore molto vivo al vino; ha una maturazione precoce e una buona produzione. Le piante invecchiano molto bene, sono in generale resistenti alla siccità (benchè questo dipenda grandemente dal portainnesto) e non particolarmente suscettibili alle normali patologie della vite. Per questi motivi è molto popolare in Maremma.

I vini prodotti con Ciliegiolo sono normalmente di due tipologie: la più comune è un vinello giovane (si presta bene anche ai novelli per la freschezza del frutto rosso), fresco, di bel colore rosso rubino. L’altra tipologia, meno comune, sono vini destinati all’invecchiamento, con una carica tannica molto importante, spesso un po’ rustica, con tenori alcolici elevati e che ben si presta all’affinamento prolungato in legno.

Il nostro vino non rientra in nessuna di quelle tipologie. Non abbiamo raccolto uve troppo mature e cariche di zuccheri, ma grazie alla posizione della vigna la raccolta è potuta andare avanti a Settembre inoltrato, inusuale per il Ciliegiolo.Sono proprio i tannini setosi ed eleganti, che vengono da una maturità fenolica molto buona, che a me piacciono di più in questo vino, ed un frutto fresco ed elegante, tra la ciliegia e la prugna, a seconda dell’annata (nel 2009 sopratutto prugna). Il tutto in un corpo medio, sicuramente non un peso massimo. Il vino è stato affinato in botti da 500 litri di secondo passaggio, che però nel caso dell’annata 2008, quella messa in commercio adesso, hanno segnato un po’ il naso per ora (però dopo una mezzoretta che la bottiglia è aperta il legno va via). Non è un vino muscolare, non è un vino di estrazioni spinte, è un vino che ha una grande bevibilità ed equilibrio, e che mi ricorda molto la solarità della Maremma, senza urlare.

La foto fa un po pena, perchè infatti non è una foto ma una bozza. Il vino però è gia etichettato e pronto per il commercio, e appena ho la foto pronta la cambio.

Il prezzo: noi la vendiamo ad operatori (ristoranti ed enoteche per capirci, non al pubblico) a € 8,50 + IVA. In un enoteca dal ricarico medio di 40% la trovate a € 14,00 (che è più o meno il prezzo nel nostro negozio online o in azienda), al ristorante forse un po più di € 20,00.*

Del 2008 (ma anche del 2009, che secondo me è ancora più buono), ne abbiamo prodotte solo 1200 bottiglie (2 botti da 500 litri). La vigna è quella che è e la faremo solo da quella vigna.

Ora, vi va di assaggiarlo in anteprima? Ai primi 5 blogger wine/food** che la richiedono (in ordine di commento al post) gliela mando a casa a provare (e magari ci aggiungo un’altra cosa).

* (disclaimer: ogni esercente sa qual’e’ il ricarico giusto per il suo locale, in base ai costi, posizione, servizio, ecc. Io sono contrario al prezzo sorgente e non mi sogno di dire a chi compra il mio vino a quanto lo deve mettere al pubblico).

**(perchè solo bloggers wine/food? Perchè voglio che se ne parli, c’ho da venderlo sto vino o no?)

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