Ho provato a mettere su una mappa di google i risultati delle principali Guide dei Vini 2011 (Espresso, Gambero Rosso, AIS, Veronelli, Slowine, salvo errori e/o omissioni che prego segnalare), per cercare di capire come si sta evolvendo la Maremma del vino (che per me e’ solo la Prov. di Grosseto, sorry), quali sono le aziende che confermano i risultati del recente passato di questa zona tutto sommato abbastanza nuova, e quali sono le nuove realta’ che si stanno evidenziando con maggior forza.
I risultati sono abbastanza sorprendenti, almeno per me. Guardiamoli insieme:


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Ci sono due aziende con tre riconoscimenti

  • Salustri – Grotte Rosse Montecucco 2007

-Tre Bicchieri Gambero Rosso 2011
-Eccellenza Espresso 2011
-Grande Vino Slow Wine 2011 (+ Azienda Slowine, chiocciola)

  • Rocca di Frassinello Maremma Toscana 2008

- Tre Bicchieri Gambero Rosso 2011
- Super Tre Stelle Veronelli 2011
- Eccellenze Espresso 2011

Due aziende con due riconoscimenti

  • Moris Farms Avvoltore Maremma Toscana 2007

– Super Tre Stelle Veronelli 2011
- Grande Vino Slowine 2011

  • Castello di Potentino Montecucco Rosso Sacromonte 2007 Potentino

-Eccellenze Espresso 2011
-Vino Slow, Slowine 2011

8 aziende hanno ricevuto almeno un riconoscimento dalle varie guide

  • Poggio Argentiera Morellino di Scansano Riserva 2008 - Grande Vino Slowine 2011
  • Col di Bacche Cupinero 2008 – Grande Vino Slowine 2011
  • La Selva Ciliegiolo 2008 - Vino Slow, Slowine 2011
  • Carfagna Ansonaco Altura - 3 bicchieri gambero rosso  (in piu’, anche Azienda Slow Wine)
  • Collemassari Ombrone Montecucco – 3 Bicchieri Gambero Rosso 2011
  • Castello di Vicarello -Terra di Vico Toscana Rosso 2006 - Super Tre Stelle Veronelli 2011
  • Fattoria Le Pupille – Saffredi 2007 - 5 Grappoli AIS 2011
  • Sassotondo San Lorenzo 2007 - 5 Grappoli AIS 2011

Prima considerazione: in testa al gruppo ci stanno due aziende che piu’ diverse tra loro non potrebbero essere. La prima la conosco bene, per amicizia personale, frequentazione dei vini (che tra l’altro distribuisco e commercializzo sulla Prov. di Grosseto) e storia. Non e’ per me una sorpresa che Leonardo Salustri abbia portato ai vertici della Maremma i suoi vini, frutto di lavoro vero in vigna e idee chiare e trasparenti in cantina. Lo dicevo qualche anno fa (controllare per credere) e lo confermo ora, Salustri e’ una delle migliori aziende toscane. La seconda, Rocca di Frassinello, invece la conosco poco o per nulla. Stanno lassu’ in cima al loro poggio, non mi e’ mai capitato di incontrare, parlare, conoscere qualcuno di loro. Stanno in Maremma, ma forse ancora non hanno avuto il tempo di incrociarsi con gli altri. E’ una grande azienda, per i nostri standards, i vini sembra che li facciano bene, non e’ certamente necessario che facciano sistema, pero’ certo aiuterebbe.

Seconda considerazione: quando ho iniziato a fare vino, nel 1997, c’erano sostanzialmente due aziende in Maremma, Moris Farms e Le Pupille, ambedue aziende di Morellino di Scansano, anche se spesso premiate per i loro IGT (Avvoltore e Saffredi, come oggi). Di tutte le grandi e importanti aziende arrivate in Maremma da altre parti della Toscana e d’Italia verso la fine degli anni ’90, si sono perse le tracce. Personalmente contavo su un importante contributo al territorio da parte di importanti realta’ come Fonterutoli, con Belguardo, Poliziano, con Lohsa, Biondi-Santi, con Montepo’, e si potrebbe continuare a lungo. Per qualche motivo che non mi riesce facile spiegare, visti i notevoli investimenti fatti in zona, l’innesto non sembra riuscito, e certamente la Maremma non ha “svoltato”.

Terza considerazione: se si guarda la collocazione geografica dei segnaposti sulla mappa, si vede come si vada delineando nettamente la zona verso la montagna amiatina, dove ha sede il Montecucco, una larga zona piu’ vicino alla costa, con un incursione verso l‘Isola del Giglio e un puntatina verso la zona alta di Pitigliano/Sovana (ancora secondo me sottovalutata e di grandi potenzialita’), mentre vi sia un buco piuttosto vistoso nella parte centrale, quella che dovrebbe corrispondere alla denominazione piu’ di prestigio: il Morellino di Scansano. E’ vero che i segnaposti indicano la sede aziendale, e non i vigneti, e sono molte le aziende che, come la nostra, hanno vigne all’interno, per cui puo’ essere poco indicativa la rappresentazione grafica. Pero’ e’ anche vero che il Capatosta e’ l’unico Morellino ad aver avuto quest’anno un qualche significativo riconoscimento dalle guide, e anche nei recenti anni passati non mi ricordo di un exploit clamoroso di questa denominazione. Ci sarebbe, e c’e’ da domandarsi: che e’ successo al Morellino? E’ mai possibile che questa ampia zona viticola, che si estende per quasi 90.000 ha (di cui 1600 ha a Morellino, di fatto la seconda Denominazione dopo i Chianti) dal mare alla collina alta di Scansano, con una varieta’ di suoli, di esposizioni, di microclimi ampia, con un centinaio di aziende attive, alcune molto grandi e ben organizzate, riesca a “produrre” cosi’ poche messi di riconoscimenti? E’ chiaro che le guide e i premi non sono tutto, ma non ci si puo’ nascondere dietro ad un dito e negare che vi sia un problema “Morellino”. Magari, anzi certamente, ci torneremo sopra piu’ avanti.

Altre considerazioni? Per esempio le tipologie di vino, i vitigni, gli stili, ecc? Qualcuno ha altra carne da mettere al fuoco? In Maremma non si parla mai tanto apertamente, specialmente quando ci sono in ballo successi (di altri), o sconfitte (proprie, tra cui mi includo anche io per non aver fatto di piu’), e i problemi vanno affrontati solo in sedi ristrette, senza clamori, senza pubblicita’. E sopratutto, pare, senza risolverli.

Moris Farms
Avvoltore Maremma Toscana 2007 – Super Tre Stelle Veronelli 2011 – Grande Vino Slowine 2011
Avvoltore Maremma Toscana 2007
– Super Tre Stelle Veronelli 2011
- Grande Vino Slowine 2011
Moris Farms
Via Butigni, 1
58024 Massa Marittima Grosseto, Italy
0566 919135
morisfarms.it
Poggio Argentiera
Morellino di Scansano Riserva 2008 – Grande Vino Slowine 2011
Morellino di Scansano Riserva 2008 – Grande Vino Slowine 2011
Poggio Argentiera
Strada Banditella, 2
58100 Grosseto, Italy
0564 405 099
poggioargentiera.com
Col di Bacche
Cupinero 2008 – Grande Vino Slowine 2011
Cupinero 2008 – Grande Vino Slowine 2011
Buzzegoli Franca Luana
1, Localita’ Poggio Margherita, Cupi, GR 58051
Italia
0564 589538
La Selva Societa Bioagricola A R.L.
Ciliegiolo 2008 – Vino Slow, Slowine 2011
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21 Comments

  • Giulio scrive:

    Cos’è successo al morellino? Secondo me, dalle degustazioni che ho fatto nell’ultimo anno, moltissimi produttori con l’avvento della DOCG hanno voluto cimentarsi in vinoni più grandi di loro (prima come IGT ora come morellino selezione o riserva). Risultato? Vini troppo spesso imbevibili per estrazioni e concetrazioni estreme, legno molto spesso in evidenza. Il morellino nasce come vino, mi si passi il termine, “facile” e solo in rare eccezioni ci si poteva cimentare in notevoli e sensate Riserve. Stessa cosa avviene nella zona dove abito io, il Moteregio, dove la denominazione sta scomparendo e le azienda puntano soltanto su gli IGT. Nel Montecucco, PER FORTUNA, sta avvenendo il contrario, ma anche quì bisognerebbe fare una distinzione delle zone più o meno vocate (Seggiano e Cinigiano secondo me).

  • davide bonucci scrive:

    Il Morellino può rilanciarsi, ma credo che siano necessarie delle svolte nelle scelte su cosa produrre e come. E’ un’area molto calda d’estate, il rischio di vini surmaturi o molto segnati dal legno c’è spesso…
    Montecucco adesso ha maggiori possibilità di salire nella considerazione del grande pubblico, proprio per la collocazione orografica, all’interno, vicino all’Amiata. Vini più leggeri che in questo momento, brutto a dirsi ma vero, vanno più “di moda”

  • andrea gori scrive:

    in trattoria da me, è sempre molto più facile vendere morellino che chianti classico in quanto percepito come più facile e immediato. Però in effetti come zona di grandi vini ecco la Maremma fa fatica non poco nella considerazione delle persone perchè se devono bere qualcosa di alternativo vanno dritti su bolgheri…

  • Carlo Merolli /TERRA VERDE scrive:

    Come amico, agente ed importatore di Erik Banti sono parte in causa e quindi prendete quello che dico con le dovute…pinze. Peró, e secondo le mie papille gustative:
    l’unico Morellino attuale che é rimasto fedele al profilo
    organolettico del Morellino che ha fatto la storia ed il successo commerciale, del vino é del distretto, é ancora quello di Erik Banti.

    Attenzione: il non evolversi puó anche essere un dato negativo peró se qualcuno si chiede perché il “pubblico bevente” si sia allontanato dal Morellino é
    forse anche perché il Morellino si e allontanato dal pubblico bevente.

    Oggi ho difficoltá a trovare Morellino ben fatti che offrano rotonda e gustosa rusticitá propria del sangiovese relativamente govane e non massacrato dal legno o acrobazie di cantina.

    Lo ripeto, sono parte in causa, peró secondo me la via, una via, alla rinascita del Morellino potrebbe essere quella di ritrovarne le fisionomie che ne hanno decretato, a suo tempo, il successo.

  • nicola a. scrive:

    Esiste in effetti una situazione di surplasse.
    I produttori storici in annate favorevoli (determinanti in Maremma)vengono fuori sempre molto bene. I non più emergenti dopo buoni risultati stanno prendendo le misure mercato/qualità. C’è un’altra fascia, tenuta a margine dalle guide credo per il momento – che lavora molto bene e necessita di storico – molto appezzata dai consumatori e che rappresenta un buon futuro.

  • gianpaolo scrive:

    @nicola a. Credo che non ci sia nulla di male se fai i nomi delle aziende che hai incluso nella fascia di coloro che lavorano bene, anzi. Puoi dircele?

  • Giulio scrive:

    Comunque resta il fatto che, chi tempo fa parlava di “Eldorado Maremma” si sbagliava e di grosso.

  • nicola a. scrive:

    Roccapesta, Casavyc, Poggiotrevalle, Celestina Fè, sono alcune.
    @ Giulio Quando si parlava di Maremma come nuovo Eldorado del vino, non credo si riferissero all’alta qualità dei vini, ma bensi all’ottimo rapporto qualità/prezzo che il territorio propone.

  • Giulio scrive:

    Io mi riferivo ad una vecchia copertina con annesso articolo del gambero rosso di qualche anno fa. Si parlava (vado a memoria) delle grandi opportunità che avrebbe potuto offrire ad investitori “stranieri” ed anche della possibile grande qualità dei vini ovviamente.

  • nicola a. scrive:

    Proprio quella Giulio.

  • andrea bartoli scrive:

    “nella botte piccola c’è il vino buono”.io credo che sapendo cercare si possono trovare realtà impensabili.c’è chi compra l’etichetta e non il vino,chi il nome,chi la pubblicizzazione.e chi invece cerca,compra,apre,assaggia,aspetta,riassaggia e conclude.assaggiare un vino e dare un giudizio..che peso da sopportare.esistono professionisti.ma credo che ognuno di noi è nel suo piccolo un giudice.qui si tratta di giudicare da dilettanti o da professionisti.ma in fondo che importanza ha?conclusione:assaggiare un vino è chimica.in ognuno di noi si ha delle reazioni chimiche che portano poi ad un giudizio finale.gli incompetenti come me hanno 3 “votazioni” standard:non mi piace-mah..insomma-bono!..i professionisti hanno la propria filippica,forse un pò più tecnica..!
    basta cercare,non fermarsi ai soliti nomi,ma essere curiosi di scoprire,provare ma con orecchi e occhi tappati per non farsi influenzare da nessuno andando oltre ai pur interessanti e giustissimi concorsi/sfide/premi…nella mia poca esperienza sono a conatto con rappresentanti.ognuno ha il meglio e a volte sbeffeggia i colleghi su altri prodotti.quindi nessuna influenza e provate sulla vostra pelle..anzi..bocca ! di seguito secondo il mio modestissimo parere le etichette da provare di alcune doc in quanto mi sono piacuti i contenuti:morellino-(premesso che devo ancora assaggiare bellamarsilia e capatosta!!!ordinati e me li portano giovedì)il 414 di castelli;bolgheri:Boscatico di Podere Arundineto;Brunello di Montalcino:Brunello dell’azienda Piombaia;Montecucco:La Vigna del Tocco.

  • Maurizio scrive:

    Complimenti Giampaolo, bel post e buoni spunti di riflessione.
    Sul Morellino penso che la mancanza di vini di spicco sia dovuta proprio ai grandi produttori che hanno pensato più a “speculare” nell’immediato sul nome della denominazione che non ad impostare progetti di lungo respiro. A mio modesto parere molti Morellini sono anonimi e i più anonimi sono proprio quelli dei produttori di maggior prestigio(ovviamente con le dovute eccezioni). Quello che però mi rammarica è che, sempre secondo me, molti produttori più piccoli si sono accodati credendo di vendere il loro vino solo perchè denominato Morellino e badando poco a ciò che c’è dentro la bottiglia.
    Ci sarebbe inoltre da tener presente che nella corsa a comprare aziende ed impiantare vigneti, che si è avuta nei primi anni duemila, non sempre gli investimenti fatti sono stati azzeccati; credo che si sia ragionato più con la visione economica che non con la visione enologica ed agronomica degli investimenti fatti.
    Saluti

  • Alessio scrive:

    Condivido molti dei commenti qui sopra. Trovo che negli ultimi anni ci sia stata un’eccessiva corsa all’oro nel Morellino che ha visto l’aumento indiscriminato delle aziende e che invece di favorire l’aumento della qualità, ha portato ad una competizione sfrenata per la copertura del mercato con prodotti spesso non pronti e lavorati e standardizzati in cantina prima che in vigna. Credo che nei prossimi anni molti che hanno investito convinti di fare facili soldoni con il vino saranno costretti a ricredersi e tornare sui propri passi. Per fortuna alcune realtà si salvano: spesso sono aziende con disponibilità illimitate, ma altre volte sono aziende storiche fondate da persone che hanno scelto la produzione di vino come risposta ad una vocazione e non come fonte di guadagno rapido. Forse meritava una citazione anche Villa Patrizia dato che il nostro Morellino “Le Valentane” ’06 è al primo posto della classifica dedicata dall’ Espresso alla DOCG, insieme col morellino de Le Pupille; ma il punto non è questo, infatti anche in questa guida i punteggi medi della nostra denominazione più importante sono molto più bassi della media di altre DOC (anche del Montecucco), quindi significa che c’è tanto da lavorare: in primis dobbiamo rendere le nostre doc conosciute anche all’estero e questo non può prescindere dall’esportazione del pacchetto Maremma inteso come territorio del buon cibo e buon bere, dalle bellezze naturali uniche al mondo, ma soprattutto capace di accogliere il turista interessato.
    Un’ultima annotazione: non sono molto d’accordo con chi dice che il Montecucco sia più facile da bere..Trovo anzi che mediamente siano vini dotati di una grande struttura, una buona mineralità e un tannino forte che si presta all’invecchiamento. Non manca niente al Montecucco per diventare un’eccellenza della Toscana (e Salustri lo dimostra da anni), forse solo la pubblicità…

  • Gianpaolo scrive:

    @Alessio. Ciao Alessio, grazie di essere intervenuto. Io in questo momento sono all’estero, e non ho ancora avuto modo di leggere nessuna guida, quindi non conosco i punteggi dati, pero’ qui ho solo riportato i “riconoscimenti” ufficiali, come i tre bicchieri del Gambero, le Eccellenze dell’Espresso, o i nuovi Vini Slow e Grandi Vini della neonata SlowFood. Per quanto riguarda l’azienda di Romeo Bruni con me sfondi una porta aperta, e tuo nonno lo sa, essendo io stato uno che ne ha sempre sostenuto la causa e tessuto le lodi, anche in tempi non sospetti. Ce ne fossero come lui in Maremma, spero che tu possa continuare in quella tradizione.

  • Alessio scrive:

    Ciao Giampaolo. Naturalmente non intendevo muovere critiche al tuo articolo, so che le aziende da te citate sono quelle che hanno avuto riconoscimenti ufficiali. Oltre a raccogliere i tuoi interrogativi, volevo solo ricordare con un pizzico di orgoglio anche il nostro piccolo riconoscimento, testimonianza del fatto che anche la nostra azienda può essere annoverata tra quelle che “lavorano bene”. Penso davvero che nel Morellino si debba ricercare di più la qualità e mi auguro che siano i consumatori a richiederla e a far sì che essa sia sempre più presente sul mercato, a costo di spendere uno o due euro in più.
    Quanto poi tu stimi il nonno e l’azienda è cosa nota; posso dirti che il sentimento è reciproco e anch’io, pur non avendo avuto molte occasioni di parlare con te, seguo con interesse i tuoi blog che, condivisibili o meno, suscitano sempre discussioni costruttive. A presto, Alessio.

  • Carlo Macchi scrive:

    Ciao Giampaolo,
    articolo veramente interessante, con alcune deduzioni profonde e condivisibili. Non ti rispondo qui ma vorrei farlo su Winesurf, linkando il tuo articolo. Per questo volevo chiederti anche se posso “rubarti” la mappa con le eccellenze per pubblicarla come foto di apertura dell’articolo (ovviamente citando che viene dal tuo articolo).

  • gianpaolo scrive:

    @Carlo fai come se fossi a casa tua :)

  • erik banti scrive:

    caro Gian Paolo, rimango basito dai tuoi commnenti sul Morellino e quanto dichiari (seconda condirerazione)che al tuo inizio a fare vino nel ’97 c’erano “sostanzialmente” due aziende Le Pupille e Moris Farms!
    forse le brume inglesi ti hanno tolto la necessaria lucidità di memoria ed il rispetto che devi a chi ti ha preceduto.
    il povero Ezio Mantellassi si girerebbe nella tomba con i suoi 50 anni di attività ed io, ben 10 anni prima che tu iniziassi, che ho ottenuto i 3 bicchieri Gambero Rosso, quando di bicchieri ne venivano dati solo una ventina e non il “Rave Wine Party” dei giorni nostri.
    Mi sembra poi che tu dai troppo rilievo alle guide, punteggi, rating ecc. che sono ormai considerati di poco conto da tutti e se vuoi volentieri posso approfondire.
    Terzo, ma non ultimo, le “new entries” non hanno fatto che svilire il Morellino, che prima del loro avvento, ti piaccia o no, aveva il suo bel carattere, rustico, piacevole in piena sintonia con il territorio, non quei quazzabugli inventati da Enologi Stellari, assecondati da proprietari insicuri ed altezzosi.
    t’invio una mail che ho scritto al tuo amico Carlo Macchi, pacata in verità, dove dissento da quanto scrivete su winesurf.
    stammi bene, Erik

  • gianpaolo scrive:

    hai fatto bene ad intervenire dicendo la tua opinione Erik, a questo servono questi spazi. Per quanto riguarda le guide, il mio ragionamento non era quello di inseguire i premi, ma di ragionare sul perche’ il Morellino sia oggi poco riconosciuto dalla critica. Se poi ci vogliamo raccontare che tutto va bene cosi’ allora facciamolo, anzi fatelo pure, è una cosa che riesce bene in Maremma. Io preferisco il dibattito, preferibilmente pubblico, oniesto e depurato dalla polemica inutile. Una cosa che invece riesce poco in Maremma.

  • Andrea scrive:

    A mio modesto parere il Morellino, inteso come denominazione, ha due problemi: 1)eccesso di produttori e produzione, con improbabili morellini imbottigliati in provincia di firenze che finiscono negli scaffali della Gdo; 2) mancanza in una reale promozione, con tanti bravi produttori costretti ad arrangiarsi alla bell’e meglio con i propri mezzi. E di buoni morellini ce ne sono tantissimi: posso citare il Bellamarsilia del nostro Giampaolo, il Poggio Maestrino del buon Banti, Le Sentinelle dei Mantellassi (ho appena bevuto un 2001 strepitoso), Celestina Fè, Podere 414 di Simone Castelli, il Pellegrone dell’Alberese, Il Rovente di Col di Bacche. E credo di averne dimenticato qualcuno. E poi son tutti vini diversi tra loro, solo che lorsignori delle guide ormai credo non assaggino più nulla e sappiano già che voti dare. Un saluto a tutti.

  • vinaio scrive:

    La mappa precisa e puntuale mi ha riportato indietro nel tempo, evidete che sono più vecchio di voi tutti: 1988 prima guida del Gambero Rosso/Arcigola con 500 produttori e 1500 vini. La guida dell’epoca riportava la mappa delle regioni con le località di produzione…ricordo ancora un mitico Cru Ciabatta’85 di Banti e il Morellino di Giuseppe Mantellassi, figlio di Ezio, del 85. Poi vennero Le Pupille, Moris Farm, e già si parlava di zona che avrebbe dato problemi al Chianti Classico per qualità e di futuro promettente. Lavoro ancora, felicemente, nel mondo del vino per una importante Azienda Toscana, non produce Morellino, e sono appena tornato da un viaggio di lavoro nei quattro angoli degli USA e purtroppo non ho visto nelle loro immense enoteche spazi dedicati al Morellino docg. Spesso quando si parla di Maremma, loro intendono il Bolgherese, i più ignorano la Maremma che io conosco e cioè la provincia di Grosseto. Questo significa che ognuno ha pensato solo al proprio marchio slegato spesso dal territorio. Vista la gran quantità di Aziende e la gran qualità di vino forse una maggiore identificazione del territorio, quindi anche più Sangiovese e meno Merlot, poteva aiutare alla conoscenza e alla visiblità. Tante Aziende hanno investito tenendosi in disparte quasi a voler capire cosa poteva accadere e senza intaccare la loro immagine nota in altre zone. Bisogna vendere Maremma, come dice qualcuno, la cultura del territorio e tutto ciò che voi tutti ben conoscete. I Tre bicchieri del Gambero 88: Sassicaia 83; Grattamacco rosso 85; Tignanello 82; Am Ch Cl S Lorenzo 83; Brunello Case Basse 82; Banti Morellino Ciabatta 85; Flaccianello della Pieve 83; Le Pergole Torte 83; questo per dire che oltre 20 anni fa il Morellino era al pari di tanti, ottima partenza. Ognuno ha la sua ricetta, il lavoro di vigna e cantina è ciò che si predica come le prime sacrosante, ma poi bisogna preparare la propria valigia e girare, farsi vedere, stappare, parlare, investire in visibilità e allora, se il vino è buono e si è convinti di ciò che si ha, il miglior premio arriva dal mercato, certo che la guida aiuta ma il vino va fatto per i consumatori nel rispetto del territorio e non con le “ricette” di certi giornalisti.

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