Il tanto discusso (qui e qui, tra l’altro) progetto della Camera di Commercio di Grosseto sui vini della Maremma, che si è presentato quest’anno a Maggio con il 1° salone dei vini della Maremma, denominato Maremma Wine Shire, sta continuando a camminare e dara nuovi frutti. C’e’ in cantiere una presentazione dei vini a Milano, che si suppone fatta in grande stile, e piu’ importante, l’unificazione delle presenze maremmane al Vinitaly in unica struttura, l’Area D.

L’Area D fu creata come espansione del padiglione 8, quello tradizionale della Toscana, perchè non c’era piu’ posto. Si tratta di una bella tenso struttura dove ormai da 5-6 anni ho con soddisfazione il mio stand, insieme a molte aziende maremmane, insieme ad altre aziende miste di varie zone della Toscana. Le aziende della Maremma sono un po’ sparse in diverse zone del Padiglione 8, piu’ altri padiglioni vari, dove storicamente hanno trovato posto.

L’operazione della CCIAA è quella di voler riunire in questa area tutta la produzione vinicola della Maremma. Una cosa che ho sempre auspicato fin dall’inizio, perche’ per dimensioni e localizzazione sarebbe veramente giusta allo scopo. Quale zona vinicola non vorrebbe avere una struttura tutta sua, per altro adiacente a quella della Regione di appartenenza, dove poter presentare il proprio nome, le proprie caratteristiche, le proprie produzioni in modo comodo per chi visita il Vinitaly e in maniera unitaria? Qual’e’ il primo valore da tenere presente quando si comunica un territorio se non l’unita dello stesso? In un mondo globale, dove le offerte di vino provengono da ogni parte, se non si ancora il vino ad un territorio e se non lo si comunica in modo semplice e razionale a chi viene anche da molto da lontano, quale possibilita’ di successo si avrà?

Un buyer che venisse dalla Cina al Vintaly, e che volesse avere un idea della Maremma, delle sue produzioni, della sua geografia, si troverebbe il compito facilitato da avere tutto a portata di mano sotto un unico tetto, o sarebbe invece portato a riunciare all’approfondimento (come sospetto oggi avvenga spesso) se dovesse percorrere un labirinto tra i diversi e rumorosi padiglioni della fiera di Verona?

Sembrano considerazioni banali, ma non è cosi’. Anche in questa occasione fioccano i distinguo da parte di non poche aziende e associazioni, che vorrebbero mantenere lo status quo, che con motivazioni che faccio veramente fatica a comprendere difendono il valore (?) del presentarsi disuniti all’appuntamento piu’ importante dell’anno sul vino. Ho sentito ragionamenti del tipo: che senso ha presentarsi uniti con il nome Maremma, se la Maremma sconfina nel Lazio e a volte è identificata con Bolgheri? Si fa confusione! Ovvero, invece di cogliere l’occasione per presentare un territorio al quale, volenti o nolenti si appartiene, si preferisce non farlo per non aumentare la confusione? E da che parte dovrebbe arrivare la comunicazione di un territorio se non dai suoi protagonisti? Altri invece non vogliono lasciare il proprio stand nel quale sono stati per anni, con la paura che “poi non li trovano piu’“, oppure perchè sono vicini al tale blasonato produttore toscano o tale Consorzio di maggior importanza, e quindi sperano di attrarre qualche briciola di quello che circuita lì intorno. Classica mentalità di chi ha paura di affrontare il mondo a viso aperto, comunicando chi si è, con pregi e difetti, limiti e lati positivi, consapevoli di poter (e dover) raccontare una propria storia e non vivere di rendita sulle briciole di quella degli altri.

Il particulare che prevale sul bene comune, non è una classica storia italiana?

Ps

Per fortuna le voci e i riscontri che sto avendo in queste ore mi dicono che le posizioni di cui sopra sono minoritarie, quindi speriamo bene.

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