Sembra strano che lo dica io, produttore e bloggarolo, ma il dubbio non mi abbandona da qualche tempo.

Forse questa necessita’ di definire costantemente il vino, sia nelle sue caratteristiche intrinseche, che in tutto quello che c’e’ dietro, nasce da una insicurezza di fondo a proposito di quello che ci piace, di modo che ci dobbiamo costruire delle ragioni per farci piacere quello che stiamo bevendo. Oppure, altrettanto verosimilmente, esiste la necessita’ di voler definire, e cosi’ in qualche modo imprigionarne la memoria, qualcosa che ci e’ piaciuto.

Come che sia, ho l’impressione che questa valanga di aggettivi, di distinzioni, non faccia bene al vino, lo renda qualcosa per il quale non era stato pensato. Prendiamo il fenomeno degli ultimi anni: i vini naturali. L’impressione e’ che in alcuni casi il vino sia solo il tramite per il quale affermare una certa visione di vita. Non mi interessa discutere se questa sia piu’ o meno opinabile, pero’ mi chiedo se stiamo ancora parlando di vino o di altro.

Siamo arrivati al punto che quando presenti un vino, conta di piu’  l’auto che guidi che il fatto che il vino sia buono.  Tanti produttori sono costretti a presentarsi con le mani incallosite ad arte e con le unghie sporche di terra. Le giacche e le cravatte sono state soppiantate da pantaloni di velluto e camice a quadretti.

Non sono sicuro che in questo modo si renda un buon servizio al vino.

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: Vino

12 Comments

  • Fiorenzo scrive:

    io non mi preoccuperei troppo. ho sempre l’impressione che la gran parte dello spaccamento in quattro del capello riguardi pochi fanboy. sono appena tornato da una cena in un ristorante fighetto aperto da poco in centro. pubblico di bei clientes eterogenei ma entry level. nessuno che sapesse cosa fosse un lievito selezionato o peggio una teoria steineriana. praticamente e’ stata una cena di totale relax.

  • Filippo Ronco scrive:

    Però la tua conclusione fiorenzo un po’ conferma la tesi di Gianpaolo :-) Concordo con entrambi.

    Fil.

  • Roberto Tonini scrive:

    Hai ragione a dumila Giampaolo. Io facevo riflessioni simili nel mio circuito tempo addietro. È veramente pazzesco che si debba fare acrobazie linguistiche e di argomenti per parlare e
    parlare e parlare. Come se valesse anche qui il detto andreottiano “parlate, parlatene anche male, basta che parlate di me”!
    benedetto il marketing e chi l’ha inventato. Abbia esse stato il Nazzareno il primo?

  • marco scrive:

    sono pienamente d’accordo con te. mi sono avvicinato al vino da poco e da poco lavoro dentro a questo mondo, sto imparando adesso a conoscerlo. quello di cui però mi sono reso conto da subito è questa esigenza di continuare a definire e spaccare il capello attraverso una serie concetti che non fanno altro che creare una barriera tra noi produttori e chi il vino poi lo beve davvero e lo ama per quello che è, senza magari conoscerlo a fondo. me ne sono reso conto sulla mia pelle. dal punto di vista del “consumatore” è meglio imparare a berlo grazie all’aiuto di qualcuno che sappia come stabilire con lui un rapporto di complicità o ad analizzarlo, rischiando di sentirsi a disagio a causa della scarsa conoscenza dell’argomento? io sono abbastanza certo della risposta.

  • marco monaci scrive:

    sono pienamente d’accordo con te. mi sono avvicinato al vino da poco e da poco lavoro dentro a questo mondo, sto imparando adesso a conoscerlo. quello di cui però mi sono reso conto da subito è questa esigenza di continuare a definire e spaccare il capello attraverso una serie concetti che non fanno altro che creare una barriera tra noi produttori e chi il vino poi lo beve davvero e lo ama per quello che è, senza magari conoscerlo a fondo. me ne sono reso conto sulla mia pelle. dal punto di vista del “consumatore” è meglio imparare a berlo grazie all’aiuto di qualcuno che sappia come stabilire con lui un rapporto di complicità o ad analizzarlo, rischiando di sentirsi a disagio a causa della scarsa conoscenza dell’argomento? io sono abbastanza certo della risposta.

  • Rinaldo scrive:

    Non so se c’entra qualcosa con il tema in questione, però la discussione mi spinge a riflettere sul fatto che in fondo il vino è inutile: non serve alla sopravvivenza della specie, se ne potrebbe benissimo fare a meno.
    Evidentemente se esiste e persiste, deve avere strettissimi legami, collegamenti, interazioni, con un mondo di valori che risiedono fuori dal suo specifico. Paradossalmente sono proprio questi, apparentemente estranei, che ne garantiscono la sopravvivenza.
    Quindi mi sembra in fondo del tutto naturale, che con il pretesto del vino, si vadano a sollecitare riflessioni più ampie rispetto al suo campo d’elezione specifico.

  • Umberto scrive:

    Il vino è inutile, che discorso, anche il caffè, anche il burro e anche anche anche… non serve alla sopravvivenza ma è sopratutto un prodotto di degustazione come tanti altri prodotti inutili che ci permettono di vivere. Aprire una bottiglia con gli amici e discutere sul colore e profumi: cosa c’è di piu bello?

  • Grazia scrive:

    sono una sommelier ma non di professione,semplicemente amo il vino e la sua storia;ecco perchè sono d’accordo con te.Pienamente!!!

  • bacillus scrive:

    Ciao gianpaolo.
    Dopo diverso tempo che seguo le tue devastanti scorribande sui siti che tu sai, ho deciso stasera di fare una capatina sul tuo blog.

    Trovo in primo piano questa tua riflessione e non posso esimermi dal condividerla. Le tue parole esprimono una perplessità che non significa volontà di ribellione, ma necessità di capire. Insomma, lo sforzo che facciamo per produrre vino buono è giustificato? Oppure la passione che ci spinge verso questo anelito è del tutto sprecata? Due domandine che mi attanagliano da sempre, direi.
    Non mi dilungo, è tardi, ma ce ne sarebbe da dire…

    Permettimi, tuttavia, di esprimere la mia ammirazione per la chiarezza, la competenza, la puntualità dei tuoi interventi nei blog in cui ho potuto leggerti. Ok, sappiamo di avere orientamenti coincidenti, ma proprio per questo apprezzo in particolar modo la tua capacità di argomentare e la chiarezza nel linguaggio.

    Grazie, sinceramente… ;-)

  • gianpaolo scrive:

    @tutti. Grazie per le interessanti riflessioni sull’argomento, che mi sembra da approfondire non appena anche io avro’ le idee piu’ chiare.
    @Bacillus. Grazie dell’apprezzamento (reciproco).
    Ehm, ehm, quando parli di orientamenti coincidenti forse faresti meglio a precisare che si tratta di OGM… :) non si sa mai.

  • bacillus scrive:

    In sostanza, gianpaolo, il vino è poco conosciuto. Sotto tutti i punti di vista. Il vuoto di conoscenza (che evolve nel tempo) viene rapidamente colmato dal pregiudizio, dal pensiero precostituito, dal gusto prefabbricato (quello pensato da altri, insomma).
    Resta costantemente latitante il senso critico. Troppo impegnativo.

  • Paolo Zatta scrive:

    Di vino si parla troppo? Forse. Quello che penso é mi delude é che se ne parli troppo con poca competenza e con gli occhi rivolti costantemente al mercato…che va bene, ma non né tutto. Vini globalizzati, spesso tutti uguali, uso sbagliato o inutile del legno, scarsa competenza o insufficienza tecnica ecc.. Le cose potranno (forse) cambiare con un mercato sempre più preparato a valutare il prodotto più che alla poetica della descrizione.

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