Tutto inizio’ intorno al 2005. Fino a quel momento ero stato socio, piu’ o meno soddisfatto, del Consorzio di Tutela del Morellino di Scansano. Mi ero iscritto subito appena cominciato a fare i primi vini, nel 1999, con aspettative di contribuire all’affermazione di questo vino per noi cosi’ importante, sia come produttore, sia come facente parte di un gruppo di colleghi con un intento comune, che si incontrano, discutono, elaborano strategie.
Ci si trovava nei locali del circolo del tennis di Scansano, una saletta striminzita, ma d’altronde eravamo poche persone, una decina al massimo che si frequentava, su 19 soci. Quindi eravamo poveri di mezzi, ma entusiasti di far parte di quell’onda che stava positivamente travolgendo la Maremma. Non passava giorno che una grande azienda, toscana o no, non decidesse di mettere piede, e vigne, dalle nostre parti. Si fece anche una presentazione dei vini, niente affatto male organizzata, che fu chiamata Morellino 2000. Doveva essere la prima di una serie. E’ stata l’ultima.
All’entusiasmo piano piano subentro’ in qualcuno la voglia di potere, quello con la p minuscola, quello da poltroncina nell’ente locale o nel consiglio comunale di un piccolo comune. L’occasione d’oro la forniva la stessa legge 164, quella che regola tutto l’ambaradan del vino, che suggeriva una pratica misteriosamente denominata in latinorum “erga omnes”, che in pratica significa sopra tutti (una specie di Uber Alles?). Ovvero, se il Consorzio di Tutela di una Denominazione di Origine riesce a rappresentare almeno il 66 % della produzione totale, e altri requisiti organizzativi vari (in pratica avere una sede e qualcuno che la mandi avanti), allora si puo’ far riconoscere dal Ministero, l’autorita’ per operare controlli su tutti i produttori di quella Denominazione, indipendentemente se siano aderenti al Consorzio o meno. In pratica il Consorzio diventa un poliziotto, i suoi controllori vengono equiparati a pubblici ufficiali, il suo presidente prende posto a tutti i tavoli dove in ambito locale si decide la politica del vino, insomma, e’ il potere vero. E a molti piace l’idea, quindi bisogna fare alla svelta per ottenere la certificazione dal Ministero. Prima cosa bisogna allargare la base produttiva per rientrare nel 66%, quindi da una ventina di produttori di vino, si deve passare ad oltre 100, si abolisce la tassa di registrazione (che io avevo pagato nella non simbolica misura di 5 milioni di vecchie lire, tanto per dire), si fanno entrare tutti i produttori della Cantina Cooperativa, gia’ di per se socia, come soci individuali, ognuno di adopera per far proseliti, e presto si ottiene il risultato.
Assieme al latinorum, cominciano a circolare concetti del tipo “non c’e’ miglior controllore di una Denominazione che il produttore stesso”. Come prego? Sono io che sono strano oppure il concetto e’ piuttosto che “non c’e’ peggior controllore di se stesso che il controllato”. Tra me e il Consorzio le cose cominciano a non funzionare piu’ bene, cominciano a partire lettere degli avvocati anche solo per poter consentire di consultare i verbali dei consigli. Addirittura vengo accusato di non voler i controlli perche’ forse ho qualcosa da nascondere. Ma io mica dico che non ci devono essere i controlli, solo che li deve fare un organismo terzo. E comunque dopo poco i controlli cominciano a venire. Sono fatti a sorteggio, come prevede la legge, ma per i primi tre anni vinco sempre io nei sorteggi, quando uno e’ fortunato! E comunque sempre tutto e’ regolare.
Insomma per farla breve io do le dimissioni (e con me altre tre o quattro aziende), mentre tutti continuano a darmi dello scemo, perche’ non capisco la rivoluzione dell’erga omnes, che portera’ grandi benefici al mondo del vino. Contemporaneamente tutte le risorse sono impiegate per questi controlli, che naturalmente devo anche io pagare anche se non sono socio, e si parla di parecchie migliaia di euro l’anno. E la promozione? Nulla, anzi, secondo alcuni dei vertici del Consorzio, non e’ una cosa che gli spetta, anzi, addirittura qualcuno mi arriva a dire che sarebbe proibita (?!).
Com’e’ andata a finire? Con questa frase che riporto pari pari dal sito Wine News, del Ministro Zaia, a proposito della revisione della legge di cui sopra:
Questa nuova legge – continua il Ministro – presenta una novità di portata storica: sarà infatti un soggetto terzo a decidere sulla qualità dei vini, e non più i Consorzi. Se un provvedimento simile fosse stato varato tempo addietro, casi come quello del Brunello non sarebbero accaduti. In questo modo invece saranno tutelati tutti quei produttori onesti che ogni giorno fanno il proprio lavoro con serietà e rispettando le regole.
Allora forse non ero io che avevo visto tanto male quando dicevo che la cosa non andava, in tutti questi mesi e anni, come qui:
- http://poggioargentiera.com/blog/2009/08/17/la-rivoluzione-silenziosa-dei-consorzi-di-tutela/
- http://poggioargentiera.com/blog/2008/07/20/consorzio-del-morellino/
- http://www.vinix.it/myDocDetail.php?ID=3002&lang=ita
- http://winebusiness.wordpress.com/2009/03/06/dop-e-igp/
- http://vinodaburde.simplicissimus.it/2008/07/29/brilla_la_corona_della_stella_di_campalto_peccato_che_se_ne_vada_dal_consorzio/
Forse, dico forse, da ora si puo’ ricominciare a pensare al Consorzio di Tutela e a quelle che sono le nostre sfide future, che non sono poche. E forse e’ ora che il Consorzio ritorni ad essere quel luogo di confronto, di ideazione, di incontro, che piu’ gli si addice, e non un ennesimo centrino di potere. Ah, naturalmente ormai quella legge, prima considerata fondamentale, oggi non ha piu’ un padre neanche a cercarlo col lanternino.
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Ciao Gianpaolo
leggo spesso e volentieri i tuoi post. In particolare quando parli di consorzi.Io faccio parte di un piccolo consorzio, montello e colli asolani(30 soci)ed ho sempre pensato (come te a quanto pare) che il consorzio sia formato da aziende che vogliono unirsi per fare squadra, senza per forza avere presidenti, vicepresidenti,e delegati vari. Assieme ad alcuni soci abbiamo richiesto di poter enrtare tutti e 30 a far parte del consiglio di amministrazione, essendo così in pochi potremmo prendere le decisioni assieme , lavorando alla luce del sole. Sto aspettando con ansia che questo accada.
Un po di domande:
1 col passaccio a DOP e IGP sarai costretto a rientrare nel consorzio?
2 Se tu dovessi essere il presidente del tuo consorzio come investiresti i soldi delle entrate?
3 Che ne pensi dei soldi spesi x la zonizzazione?A me sembrano buttati al vento!
Grazie,
Luca
Ciao Luca. Rispondo:
1. non lo e non credo, visto che il Conosorzio e’ fino ad ora almeno, una associazione volontaria di produttori.
2.promozione 80%, ricerca e sperimentazione 20%
3.non lo so, l’idea e’ giusta, ma credo che un progetto serio abbia costi enormi.
Dai miei sempre più pallidi ricordi di latino, “erga” significa “verso”, non “sopra”. Quindi, controlli “verso tutti”, non-soci del Consorzio compresi.
E’giusto? Per me sì, perchè una denominazione è un patrimonio collettivo, e quindi non puoi farne quello che vuoi solo perchè non sei nel Consorzio. Ovviamente non mi riferisco a te, Gianpaolo, che quanto a rigore produttivo non sei secondo a nessuno! Ma nella mia zona l’erga omnes ha costretto più di un, ehm, furbetto (anche famoso) a stare all’occhio.
E ora: le società terze. E’ un altro capitolo che si apre, e che presto farà discutere, quando già non sta avvenendo.
Perchè se è vero che è un assurdo che controllori e controllati coincidano (com’è stato finora con i Consorzi), è altrettanto vero che…le persone che faranno questi controlli sono in gran parte gli stessi che li facevano prima.
Dunque, se lavoravano bene e con professionalità, continueranno a farlo anche indossando la nuova divisa della società terza.
Diversamente, no.
Cos’è cambiato? Credo che la vera svolta riguardi soprattutto i Consorzi. I quali dovranno decidersi se cambiare pelle e mettersi a fare (seriamente) “altro” (promozione, ricerca, comunicazione).
Oppure chiudere definitivamente i battenti.
il problema non sta nel fare i controlli. Ovvio che debbano esserci per tutti, proprio come avviene con la repressione frodi, la ASL, la Finanza, i Carabinieri, ecc. Ma cos’hanno in comune tutti questi? Che sono terzi (e pubblici, ma questo puo anche non essere indispensabile).
Il problema non e’ neanche se i funzionari fossero o meno capaci, quello lo si vedra’ caso per caso.
Il vero problema e’ quello che tocchi alla fine del tuo commento: i Consorzi devono fare altro invece di controllare se stessi. E se vuoi ti dico anche cosa, secondo me: essere il luogo di discussione delle regole, delle strategie di promozione e della ricerca. Facessero questo, senza alimentare le ambizioni da piccola carriera politica di qualche produttore, farebbero gia’ tanto, anche di piu’ di quanto spero.
concordo con te Lizzy, girano voci che il vicepresidente del consorzio di valdobbiadene sia entrato in valoritalia. Io non posso nè confermare nè smentire, se però fosse vero, torneremo ad una situazione molto simile a quella che c’era con l’erga-omnes.
Luca
Consorzio Morellino e promozione:
Febbraio 2008, il dir. del Consorzio, intervistato da me e da una dozzina di miei studenti di mktg territoriale ci dice che “LORO NON SONO DEPUTATI A FARE PROMOZIONE, SOLO CONTROLLO”.
Nell’agosto 2008 incontro il presid. del Consorzio. Gli domando come avrebbero speso i 40.000 euro che, avevo saputo, avevano destinato ad un’agenzia di comunicazione di Torino, mi spiega che “IN OTTOBRE MANDERANNO DEI GIORNALISTI A SCANSANO PERCHE’ SCRIVANO DEL MORELLINO”.
Chiedo ulteriori spiegazioni sull’efficacia di questa azione e con quali criteri scelgano progetti pubblicitari e fornitori. Non ottengo risposta.
Chiedo di poter partecipare ad eventuali gare, visto che è questo il mio mestiere e che in diversi casi ho preparato progetti che hanno avuto ulteriori finanziamenti europei.
Non ottengo risposta.
Qualcuno ha detto che anche il silenzio, è una risposta.
Ale
p.s. qualcuno ha notizie dei famigerati giornalisti e di qualche feedback? Non gli frega a nessun produttore dei 40.000 euro?
Io per farmi rispondere ho dovuto fare scrivere da un avvocato, e la mia richiesta in quanto associato era semplicemente di leggere i verbali del consiglio. Una volta concessomi questo onore, mi e’ stato possibile farlo sorvegliato a vista dal Presidente, non fosse mai che strappassi le pagine e me le mettessi sotto la camicia, e senza la possibilita’ di fare copie, ma solo di prendere appunti a mano.
Ti basta come risposta?
Come spesso succede sono in completamente d’accordo con Giampaolo. In particolare la situazione del Consorzio di Tutela del Morellino è figlia, secondo me, di gestioni personalistiche e localistiche che purtroppo non ci porteranno molto lontano (dico ci porteranno perchè anch’io indirettamente faccio parte del Consorzio e della Cantina).
Non capisco perchè si è deciso di affidare i controlli a VALORITALIA invece che alla CCIAA di Grosseto?
Giampaolo mi sai dire perchè si è scelto questo organismo che fra le altre cose applica tariffe più alte?
Saluti
Caro Gianpaolo:
La tua vicenda illustra bene come chi intende gestire il potere, anche di piccole cose, lo fa perchè non è sufficentamente attrezzato per operare con trasparenza e corrette.
Apprezzo il tuo modo di esprimerti, proprio perchè anch’io cerco di seguire la strada della sincerità e della coerenza, difficile e impervia, ma l’unica per condividere le cose con le persone genuine e che hanno significato.
Auguri per le prossme avventure.
Giancarlo