Raccolgo volentieri l’invito fatto da un frustrato Dario Bressanini (Scienza in cucina) a proposito del circuito di disinformazione messo in moto sulla questione degli OGM ed in particolare sul caso Schmeiser, il presunto eroe contadino vessato dalla cattiva multinazionale di turno (Monsanto).
La frustrazione sta nel fatto che a giudicare da come sono andati i fatti, a fare il furbo sia stato proprio il contadino, che nel frattempo e’ diventato icona della battaglia anti OGM e conferenziere in giro per il mondo (il 25 febbraio sara’ a Pollenzo, all’Universita’ di Scienze Gastronomiche). Lo dicono ben tre sentenze contro pronunciate da tribunali canadesi, ovvero si un paese dove il diritto ha certamente cittadinanza e credibilita’.
Ma sopratutto la frustrazione sta nel fatto che tali casi vengano cavalcati con un certo cinismo dalla politica, da certi movimenti, da certe aziende con interessi in campi opposti. Con la benedizione, e spesso il viatico concreto del contribuente. E sopratutto la disinformazione, la stampa superficiale che preferisce colpire allo stomaco del lettore, gia’ ben preparato da pluriennali campagne sul cibo frankenstein, piuttosto che spiegare e a volte rompere e sconvolgere scomode certezze.
Leggete l’articolo, ne vale la pena per continuare a far funzionare i cervelli.
Disclaimer (va di moda): il sottoscritto e’ laureto in agraria, dottore di ricerca in biotecnologie agrarie e per nulla contro agli OGM, almeno non per principio, e quest’anno porta l’azienda in conversione al biologico e non ci vede nulla di contradditorio tra le due cose.

Gianpaolo
ammiro il tuo coraggioso exposé sulla demonizzazione degli OGM.
Nel Canada, stato di diritto dove ho vissuto per un paio di decenni, le culture OGM sono ormai accettate. I canadesi mangiano alimenti OGM da molti anni (vero, senza saperlo) senza conseguenze sanitarie. Detto questo, ci sono aspetti dell’attività delle multinazionali delle sementi che indicano una forte volontà di egemonia e di controllo della materia vivente. Direi quindi che il pericolo degli OGM è principalmente economico.
Ho sempre avuto difficoltà coi furbetti che si fanno la carriera intorno a distorsioni. Penso ad una “scienziata” molto nota che nel 2003 intervenne in un congresso spiegandoci con grande emozione che i contadini indiani nei tardi anni ’90 si suicidavano in massa dopo essersi rovinati finanziariamente per causa degli OGM – una piccola verifica e si scopre che gli OGM in India non furono piantati prima del 2002, e che i suicidi erano invece imputabili alle crudeli tradizioni e ingiustizie del sistema feudale che regna tuttora nell’agricoltura indiana. Ulteriori verifiche permettono di accertare che la persona in questione, che si fa passare per diplomata in “fisica nucleare” (come se oggi ci fossero diplomati in fisica newtoniana o maxwelliana…), è infatti diplomata in filosofia. I furbetti finiscono per credere nelle balle che si inventano
Il pubblico è facile vittima dei discorsi allarmisti sugli OGM. Per esempio, si sente spesso dire che non è naturale combinare geni animali con geni vegetali. Ma i geni non sono né animali né vegetali, sono tutti basati sulle stesse 4 molecole che sono la base del DNA di tutti gli esseri viventi.
Tornando al pericolo economico degli OGM. I brevetti sul vivente vanno contro i principi nobili che motivarono la creazione di un sistema di protezione delle invenzioni (e non delle semplici scoperte). Col sistema attuale, Franklin avrebbe potuto brevettare l’elettricità
Se il discorso sugli OGM non viene ridimensionato e portato a un maggior livello di serenità, certe occasioni di progresso verranno mancate. Il comportamento di imprese come la Monsanto non stimola la serenità meglio del comportamento dei furbetti disinformatori…
E quindi se domani si scoprisse una soluzione OGM per lottare contro l’esca, la flavescenza, l’oidio, la filossera e la muffa grigia, la viticultura engagée si schiererebbe probabilmente contro, preferendo continuare a versare tonellate di rame, zolfo e altre porcherie nella natura e nel vino, piuttosto che sedersi al tavolo con la Monsanto…
Grazie mille Gianpaolo, sei stato il primo ad aderire
Non servira’ a nulla, ma e’ giusto provarci
ciao Dario
Ueilà Paolo, che notiziona!
Non è che ti vedranno prima o poi seppellire in vigna corna di vacca in una notte di luna piena?
Luk
@Luca. Non c’e’ problema, non credo che accadra’ perche’ non ci credo che funzioni. Non ci credo da un punto di vista razionale, e quindi non riesco ad accettare quello che dicono “non si sa come, ma funziona”.
@Mike. Le viti resistenti alla peronospora ed oidio gia’ esistono, le stanno sperimentando in Italia e il loro problema e’ quello di far capire quello che hai detto tu, ovvero che possono evitare il rilascio nell’ambiente di milioni di tonnellate di prodotti chimici. Tra l’altro l’inserimento di uno o pochi geni di resistenza in varieta’ gia’ conosciute e coltivate e’ proprio il sistema migliore per conservare la diversita’ genetica, contro il sistema tradizionale che funziona come sparare con un cannone contro un bersaglio grande come una capocchia di spillo. Lo stanno facendo all’Istituto di Genomica Applicata di Udine, diretto da persone che conosco bene, di grande sensibilita’ e competenza, che proprio avrebbero bisogno di aiuto nei confronti di un pubblico avvelenato dalla disinformazione.
Interessante. Una delle difficoltà (credo) sta nel fatto della necessaria riproduzione vegetativa delle nostre vigne. Modificando i geni non si dovrà ricorrere a piante generate dal seme, e quindi ricominciare da zero tutte le selezioni che hanno portato durante secoli ai nostri vitigni attuali (mission impossible)?
Seguo la questione Monsanto/Schmeiser da tempo.
Come testimonia l’esito della votazione alla Corte suprema (5 voti per la condanna di Schmeiser contro quattro per la sua assoluzione), la faccenda non era (e non è) proprio semplice come la descrive e, soprattutto, investe una serie di altre questioni che non mi sembrano tenute nel debito conto.
La materia del contendere non è stata se gli Schmeiser abbiano acquistato “in nero” o si siano comunque volontariamente procurati in altro modo le sementi Monsanto, che non li ha citati in giudizio per questo, non avendo il più vago elemento a sostegno di una tesi del genere.
Neppure le sentenze prendono in considerazione il reperimento clandestino delle sementi.
La questione affrontata dalle corti canadesi è stata limitata alla valutazione se gli Schmeiser avevano “usato” oppure no il brevetto Monsanto, brevetto che non si riferisce alla pianta (in Canada non è
possibile brevettare piante), ma alla particolare sequenza genetica che conferisce la resistenza al diserbante Round Up.
È questo “uso” che (5 contro 4) la Corte ha addebitato agli Schmeiser, indipentemente dalla fonte della sequenza genetica (cross contaminazione, acquisto di sementi “in nero”, sabotaggio: fa lo stesso, in ogni caso si configura l’uso di un bene di cui ha il monopolio il detentore del brevetto, che può concederne l’utilizzo dietro corrispettivo).
Dagli atti processuali appare che nel 1997 si è registrata una presenza dell’evento genetico Monsanto sui campi degli Schmeiser che, come facevano sempre, hanno riseminato la LORO colza che presentava una significativa presenza della sequenza genetica brevettata, diffondendola ulteriormente.
Il nodo a me sembra questo.
Che si fossero accorti o no di questa contaminazione, sembrerebbe contare davvero poco, se non si prova che si sono procurati abusivamente materiale sotto brevetto: non hanno fatto altro che fare quello che facevano da anni, cioè mettere da parte i semi delle LORO piante coltivate nei LORO terreni per riseminarli l’anno successivo.
Monsanto (e anche la sentenza 5 a 4 canadese) sostengono, invece, il contrario: se nei campi di un agricoltore ci sono piante OGM (arrivate in qualsiasi modo, ivi compresi derive da vento, uccelli, rimorchio non pulito tra un trasporto e l’altro, casini nello stabilimento che concia le sementi…), gli è inibita la possibilità di riseminare, ed è tenuto a pagare le royalties al titolare del brevetto.
Nel 2008 gli Schmeiser hanno rilevato una nuova cross contaminazione (che non sembra poter derivare dalle proprie sementi: dopo il processo, le acquistano di tipo commerciale di anno in anno), e hanno citato in giudizio Monsanto che, prima di
entrare in aula, il 19 marzo ha chiuso la vertenza extra-giudizialmente, indennizzandoli dei costi per la rimozione delle piante contenti la sequenza genetica brevettata sgradita.
Monsanto, per dimostrare la sua correttezza, dichiara nel suo sito che si tratta della sua procedura standard, senza accorgersi che ammette così la grande facilità di cross contaminazioni indesiderate.
Nelle sentenze si legge che la colza convenzionale e quella con la sequenza genetica brevettata sono apparentemente del tutto identiche. Solo due sono i modi per identificarle: o spruzzare il diserbante Round Up (le piante OGM resistono, quelle convenzionali muoiono) o un’analisi del DNA.
Il produttore che voglia essere sicuro di non coltivare piante brevettate dovrebbe quindi diserbare (rimanendo solo con le piante OGM che non può “usare”, dato che quelle che potrebbe aver liberamente “usato” sono state uccise dal diserbante, il che mi sembra abbastanza folle) oppure sopportare i costi delle analisi genetiche sul suo raccolto (che se non è abbastanza folle, poco ci manca).
La mia opinione (che non mi sembra rivoluzionaria, ma pacatemente
liberale) è che nei loro campi gli Schmeiser e chiunque altro hanno il diritto di coltivare quel che gli pare, raccogliere le sementi e riseminarle: se dall’esterno arriva una sequenza genetica brevettata che non è stata né acquistata né richiesta, è assurdo che il titolare del brevetto possa vantare un qualche diritto sui raccolti la cui linea genetica ha inquinato, e questo indipendentemente dal fatto che chi ha subito la contaminazione se ne sia reso conto o meno.
Sarebbe come senza mia richiesta una casa cinematografica mi spedisse a casa un DVD masterizzato e che allertasse la Guardia di Finanza perchè mi irrompesse in casa non appena lo infilo nel lettore, accusandomi di non aver pagato i diritti Siae: io non vi ho richiesto niente, il DVD me l’avete spedito voi, cosa cavolo volete da me? Non ho voluto acquistare il vostro DVD in negozio, non sta nè in cielo nè in terra che me lo spediate voi per costringermi a pagarvi le royalties.
Il caso in questione, quindi, non è assolutamente se Schmeiser è in buona fede o se è un birichino (altrimenti deviamo dal problema vero), ma se un agricoltore è libero di scegliere cosa seminare (e, eventualmente, se può riseminare i suoi semi), oppure se questa libertà d’impresa è definitivamente sospesa e tutti devono pagare royalties a un’impresa sementiera in virtù del fatto che la tecnologia da questa brevettata è imperfetta e non impedisce di diffondere caratteristiche genetiche proprietarie a danno di imprese che i suoi semi avevano deciso di non acquistare.
Solo una volta risolti i problemi delle cross contaminazioni e salvaguardato dal punto di vista normativo il diritto a non subirle nei campi e a non doverle pagare nelle aule di tribunale ci si potrà attendere che si ridomensioni la contrarietà degli agricoltori italiani agli OGM.
vedo che anche tu sei stato colpito dal cut&paste di Roberto Pinton.
molto brevemente, quando dici che la Monsanto ha dovuto rifondere in via extragiudiziale Schmeiser, si trattava della bella somma di 650 dollari canadesi (400 euro?) per rimuovere le piante “contaminate”. Questa proposta era stata fatta piu’ di due anni prima dalla Monsanto a Schmeiser, che aveva rifiutato volendo portare la questione in tribunale. Di fatto quindi e’ lui che ha denunciato loro, e non l’opposto, e alla fine ha dovuto ritornare sui suoi passi accettando un accordo che aveva rifiutato in precedenza (e che la Monsanto stessa dice di applicare di routine, ovvero non porta gli agricoltori in tribunale, ma gli rifonde i costi per liberarsi delle piante indesiderate).