E’ una vecchia proposta di Veronelli, quella di rendere pubblico il prezzo di vendita di un vino dall’azienda, ovvero dalla sorgente, stampando il prezzo sull’etichetta. In questo modo il cliente che si trovasse al ristorante o all’enoteca, potrebbe verificare il ricarico effettuato dal ristoratore o dall’esercente e giudicare se secondo lui è eccessivo o meno.

Anche se l’idea è da un certo punto di vista attraente, la considero di difficile realizzazione da un punto di vista pratico. In primo luogo perchè per diversi mercati i prezzi applicati possono essere diversi in funzione dei diversi costi di commercializzazione: tipico è l’esempio di un vino venduto in un paese estero, magari dove è vigente una tassa sugli alcolici (come avviene in molti paesi del Nord Europa con le accise) che va a sommarsi ai vari costi di trasporto, commercializzazione ecc. Oppure i prezzi potrebbero essere diversi perchè il vino viene venduto con un servizio di valore aggiunto, come per esempio la consegna a domicilio del cliente anche per piccole quantità di prodotto. In questi casi si dovrebbe prevedere una etichetta diversa per ogni caso, senza contare che ad ogni passaggio, specialmente all’estero, il vino viene acquistato e rivenduto e il prezzo al pubblico è solo il frutto dell’ultimo passaggio al quale è andato soggetto il prodotto.

Un altro fattore da considerare, a proposito del ricarico, è il tipo di acquisto e il luogo di acquisto. E’ ovvio che un ristorante abbia un ricarico maggiore di una enoteca, a causa del servizio di consumazione del vino stesso, dei bicchieri, dei camerieri, ecc. E’ anche ovvio che se siamo in un posto caro, dove gli affitti dei locali sono cari, dove il costo del lavoro e del tenere aperta una attività è molto caro, questo si riverserà automaticamente sul costo finale del vino. Così come è ovvio che un vino servito in un grande ristorante di livello, con una cantina molto ampia ed un servizio adeguato dovrà ricaricare di più di un ristorante più semplice. Ecc. ecc.

I costi e i ricarichi quindi variano, per la natura intrinseca del bene e della sua distribuzione e fruizione. Io in generale non mi permetto mai di criticare un ricarico di un vino, a meno che non sia vistosamente errato, perchè ritengo che questo faccia parte della naturale legge dell’offerta e della domanda, e nessuno come l’esercente o il ristoratore dovrebbe essere in grado di stabilire il giusto ricarico per il suo locale. Nessuno tranne ovviamente il cliente, che saprà dimostrare al ristoratore o all’enotecario di essere nel giusto o di aver preso una cantonata, semplicemente decretando o meno il successo della sua attività commerciale. In altre parole, se un vino viene messo troppo caro per quel tipo di locale, il cliente non acquistandolo darà il segnale più chiaro ed inequivocabile al gestore. Il cliente dovrebbe però tenere in conto che la commercializzazione di un vino, nei modi suddetti, ha un costo e non si può pretendere che chi lo vende lavori in perdita o al pari.

Fatta tutta questa premessa mi fa piacere segnalare un fatto, specialmente quando leggo i periodici peana del mondo del vino che si scagliano verso la ristorazione, a loro giudizio responsabile della rovina del mercato a causa degli alti ricarichi: l’Italia è in assoluto nel mondo uno dei posti dove si può godere di una buona bottiglia di vino al ristorante senza svenarsi. In quasi tutti i paesi sviluppati, Germania, Scandinavia, UK, USA, ecc., i ricarichi sono almeno doppi che da noi.

Detto cio: questo è il listino prezzi Poggio Argentiera 2009 (NB solo per nostri rappresentanti verso Alberghi, Ristoranti, Enoteche. Non per privati e salvo approvazione, ecc. ecc. C’e’ tutto scritto lì).

Perchè pubblicarlo? Perchè il listino prezzi è una delle facce dell’azienda, non c’e’ nessuna ragione perchè sia segreto, anzi. Tanto più che i miei colleghi che lo vogliono sapere lo trovano comunque ;-) E i clienti? I clienti sanno giudicare correttamente e sono meno impreparati di quello che generalmente si pensi. Non siamo clienti anche noi?

D’ora in poi il listino lo trovate qui: Media Kit

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13 Comments

  • andrea gori scrive:

    grandissimo giampaolo!!! adesso il bianchini te la farà pagare, ma almeno io che pubblico la carta dei vini su internet sono felicissimo!!!

  • andrea gori scrive:

    e cmq noto che il finisterrae è rincarato e quindi col cavolo che lo lascio a 32,5 in tavola!!!

  • Paglia scrive:

    non e’ rincarato niente, guarda che ho messo il listino IVA compresa, per facilitare la lettura a chi non ha presente come funziona. Non tocca’ niente i prezzi, fermo li’ che non e’ cosa.

  • andrea gori scrive:

    ah, io pensavo fossero senz’iva, allora rimane a 32,5!

  • Caro Gianpaolo, premesso che non mi trovi pienamente d’accordo, ti chiedo: perché oltre al prezzo di vendita riportato nella bottiglia, non esponi anche il prezzo di quanto effettivamente ti costa a te la bottiglia in questione ? Anche il ristoratore è un cliente e come tale, in base alla tua considerazione, sarebbe giusto che conoscesse il ricarico applicato dal produttore!
    Pensa che infinita filiera produttiva!
    Un abbraccio Gian Paolo Costoloni

  • Paglia scrive:

    @Gian Paolo. E’ un po’ difficile valutare il costo a me di una bottiglia, sono dieci anni che ci provo a scoprirlo. Perche’ non sei d’accordo, e su cosa non sei d’accordo. Ho detto qualcosa di sbagliato in quello che ho scritto?

  • Per me sarebbe come specificare su ogni singolo piatto del menù, che propongo, il costo all’origine della materia prima utilizzata.
    Io penso che per facilitare il vostro lavoro dovreste semplicemente essere più presenti nei locali che continuamente propongono i vostri vini e credimi non è una critica nei tuoi confronti.
    Lo sai quanti tuoi colleghi sono venuti nel mio locale? Magari anche solo a chiedere a che prezzo vendo i loro vini? Come sono inseriti nella carta? La loro esposizione nella vendita? Il gusto riscontrato da parte dei clienti? E soprattutto conoscere direttamente chi propone i loro vini?
    VERAMENTE POCHI, si contano in una mano.
    Basterebbe una vostra più fattiva collaborazione e partecipazione invece che preoccuparsi del “prezzo sorgente”.

  • Paglia scrive:

    Io vado abbastanza spesso in giro per i ristoranti, e li considero i primi alleati del mondo del vino. Ho fatto molte cose per promuovere questa alleanza, come sai. La questione del prezzo e’ una balla, perche’ come ho detto in Italia i ricarichi, anche nei casi piu’ estremi sono sempre piu’ bassi che all’estero, e nessun cliente sensato pensa che tu non ci debba guadagnare su un vino. E dipende solo da te decidere qual’e’ il guadagno giusto per il tuo ristorante.

  • Lizzy scrive:

    Grande Gianpaolo! questa sì è trasparenza e coraggio.
    Su tutto il resto, poi, si può discutere.
    In ogni caso: complimenti!!

    Lizzy

  • fabio scrive:

    Ottimo, fa sempre piacere vedere simili trasparenze e come al solito da chi dovevano partire? Da Gianpaolo, ovviamente! In quanto a conoscere il prezzo di quanto effettivamente costa al produttore la bottiglia di vino, mi sembra esagerato esporla in questo contesto. Semmai è una questione privata tra produttore-ristoratore ;)

  • Danilo scrive:

    Benissimo. Grande Giampaolo. Nella sostanza il fatto non cambia: è il prezzo sorgente.

    Un solo appunto, se vogliamo. La tua considerazione del cliente è troppo bassa. I due punti centrali del tuo ragionamento, volti o sostenere la tesi della “difficile realizzazione da un punto di vista pratico”, sono entrambi troppo penalizzanti della figura del consumatore.
    Credo che oggi sia abbastanza comune la capacità di intuire il valore aggiunto di un ricarico, di un buon servizio e di spese accessorie come quelle di gestione e spedizione.
    Sono inoltre convinto che il prezzo sorgente ci metterebbe poi poco a trovare “cultura” nel consumatore: come la dicitura “contiene solfiti”, come l’8 nel codice prodottoo a barre, come tanta altre indicazioni delle etichette devono solo trovare tempo (per creare cultura) e imprenditori liberi.

    Grazie

  • Danilo scrive:

    @Gianpaolo Costoloni

    “Per me sarebbe come specificare su ogni singolo piatto del menù, che propongo, il costo all’origine della materia prima utilizzata.”

    Peccato che il consumatore finale non è per nulla interessato a conoscere il prezzo di 100gr di spaghetti, 3 cucchiai d’olio evo e una manciata di vongole: lo conosce benissimo. Il consumatore finale (quello a cui si rivolge G.P., comunicando il prezzo delle sue bottiglie) accetta che il 99% del prezzo della pizza o degli spaghetti con le vongole sia il premio dell’opera del ristoratore.

  • Giuliano scrive:

    Giampaolo, ancora una volta avanti anni luce….bravo!
    “Oggi sul sito di Poggio Argentiera Giampaolo ha fatto un ulteriore passo avanti, pubblicando il suo listino prezzi ufficiale (IVA compresa, a scanso di equivoci…)
    http://www.vinix.it/myDocDetail.php?ID=2383#commenti

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