Qualche giorno fa ho pubblicato il listino della mia azienda, ovvero il prezzo al quale vanno fuori i miei vini per gli operatori (ristoranti, enoteche, ecc.). Come era naturale, la cosa essendo un po’ inedita nel mondo del vino, dove il prezzo è un tabù da tenere segreto (anche se, come spesso accade in questi casi, è un segreto di Pulcinella), ha causato un po’ di discussione, sia su Vinix che nei commenti al post di cui sopra. In particolare un ristoratore maremmano, che è un amico nonchè omonimo, ha osservato: [...perché oltre al prezzo di vendita riportato nella bottiglia, non esponi anche il prezzo di quanto effettivamente ti costa a te la bottiglia in questione ? Anche il ristoratore è un cliente e come tale, in base alla tua considerazione, sarebbe giusto che conoscesse il ricarico applicato dal produttore!]. Io gli ho risposto che sono anni che provo a capirlo, e che semmai mi sarebbe piaciuto saperlo anche a me. La mia risposta era un po’ scherzosa, ma in realtà Gian Paolo ha ragione su questo. Il problema è che il vino essendo un prodotto di una somma di operazioni molto lunga e complessa, frutto di investimenti consistenti a valenza pluriennale, prodotto agricolo ma anche prodotto commerciale, sortito dalla terra ma bisognoso di spese in packaging, marketing, ecc, è veramente un prodotto difficile da calcolare nel suo prezzo.
Difficile, ma non impossibile. Lo scorso weekend ero a Lille e a Parigi per le degustazioni e mi è capitato di acquistare la Revue du vin de France, che riportava un articolo particolarmente interessante: Révélation Combien coute vraiment une bouteille de Petrus. Vi dico subito che il 2005, che ho visto coi miei occhi all’enoteca Lavinia di Parigi a € 5000,00 (cinquemila/00) allo scaffale, ha un costo di produzione che è stato calcolato intorno ai € 30,00 (Trenta/00), per una produzione di 35000 bottiglie annue.
E per noi? Stiamo da anni tenendo una contabilità industriale assai complessa, che ci permette di avere una idea sul costo di una bottiglia di vino, anche se secondo me sottostimando alcuni costi generali. Vediamo però di provarci lo stesso con i due vini più rappresentativi dell’azienda, il Bellamarsilia e il Capatosta, che entrambi possono essere presi come validi anche per gli altri vini di simile categoria, ovvero un vino base e un vino superiore rosso.
I dati sotto sono quindi una guida ma non sono da prendere alla lettera perchè alcune operazioni sono difficili da contabilizzare alcuni anni prima della realizzazione del vino. I prezzi di alcuni materiali sono riferiti al 2006/2007
| Costo a bottiglia € (senza IVA) | Bellamarsilia | Capatosta |
| Uva | 0,96 | 1,48 |
| Vinificazione e affinamento | 0,45 | 1,10 |
| Logistica/amministrazione | 0,26 | 0,26 |
| Materiale confez. | 0,60 | 1,05 |
| Ammort. vigneti | 0,40 | 0,70 |
| Spese commerciali (20 %) | 1,10 | 2,60 |
| Totale costi | 3,77 | 7,19 |
| Prezzo di vendita all’operatore | 5,50 | 13,00 |
| Margine Operativo Lordo a bt | 1,73 | 5,81 |
Sono sicuro di aver sottostimato abbastanza non avendo inserito il costo di ammortamento dei macchinari e alcune spese che sicuramente scappano dalla contabilità industriale. Ah, e naturalmente non è contato il mio lavoro
Per coloro che fossero interessati, gli altri vini dell’articolo erano: Dom Pérignon, prodotto in 5 milioni di bottiglie annue (8800 bottiglie per ettaro), costo di produzione circa € 20,00, prezzo allo scaffale € 129. Viene calcolato che il margine netto, dopo le spese commerciali, sia intorno ai e 33-38 a bottiglia, con un ritorno netto di 115-133 milioni di euro annui al gruppo LVMH. Domaine Georges Roumier 2006, Musigny grand cru, solo 450 bottiglie all’anno, vendute allo scaffale a € 450, con costo di produzione di € 20,00. Chateau Carpenet 2006, Bordeaux, venduto allo scaffale a € 1,86 a bottiglia presso E.Leclerc, prodotto dal gruppo Castel, costo di produzione e commerciale stimato di € 1,38 + IVA.
Ultima notazione, Il Dom Pérignon e il Chateau Petrus sono entrambi distribuiti dalla proprietà (LVMH e famille Moueix rispettivamente), che così possono incamerare il grande differenziale di profitto che c’e’ tra la produzione e la vendita al dettaglio, mentre nel caso del Domaine George Roumier Musigny gran cru, la maggior parte del guadagno sta a valle della produzione, che profitta della maggior parte della differenza.

Questo è il terzo coniglio che estrai dal cappello.
Fermati, che non riusciamo più a starti dietro
Salute,
Davide
Ciao Gianpaolo, anche Massimo su VinoGlocal ha parlato dell’articolo di cui parli tu nel post: http://www.vinoglocal.it/post/498/il-vero-prezzo-dei-vini-dom-perignon-e-petrus. E’ impressionante! Davvero. Nel tuo caso, la tua “operazione trasparenza” è molto lodevole.
Grande Giampaolo,
non ci conosciamo di persona ma solo tramite web, comunque sono veramente contento di quello che stai facendo.
da produttore a produttore, condivido molto la tua visione d’insieme.
Una domanda: con “spese commerciali” intendi anche marketing e comunicazione?
Lo chiedo perchè io di solito li metto a parte e condivido con te che sono un pò sottostimati.
seguo interessato gli sviluppi
Un saluto dalla Romagna!
bravissimo giampaolo, prima o poi ti gambizzeranno…
Comunque puoi giustificarti dicendo che tempo fa addirittura circolava il costo industriale del Brunello di Biondi Santi, che non arrivava a 10 euro, direi che sei più che onesto.
In ogni caso bisognerebbe finire il percorso (che ormai manca poco).
Per esempio per quel che ne so io ad esempio sono da considerare almeno un 30% di costi tra rappresentanza e distribuzione (incluso trasporto) e poi ovviamente il ricarico del dettagliante.
Nel senso che non è che sul Petrus venduto a 5000 euro (prezzo comunque una tantum per l’annata 2005, in genere siamo sui 2500 euro o 3mila) ci guadagnino 4570 euro. Però 970 forse si…
ricordiamo a titolo di esempio il Sassicaia che la Tenuta San Guido “vende” a Meregalli a circa 40 euro, MEregalli che a varie condizioni teoricamente lo vende a noi a circa 60 euro+iva e noi che in tavola lo mettiamo a 120.
Però nelle 40 euro di margine a parte i costi vivi mettiamoci pure il fatto che devi vendere tutti gli altri vini che meregalli ti impone…
ciao Giampaolo,
leggo con piacere questa tua discussione,e mi viene da chiederti:i costi dei trattamenti e i lavori per la vigna(dalla potatura…) e tutti i costi legati alla produzione(vendemmmia etc) ne hai tenuto conto?Scusa se forse non l’ho capito,ma sai quando si parla del prezzo di una bottiglia spesso i clienti non sanno quanto lavoro c’è dietro.
Esempio:io ho una piccola azienda e proviamo a fare tutto in famiglia,il numero di ore che lavoro in vigna ne tengo conto come se si trattasse di un operaio?Ho paura che se facessi così sarei il primo produttore di lambrusco con prezzi da Pomerol…io non ragiono così (anche se quando vado dal meccanico con il trattore mi fa pagare la manodopera e il pezzo di ricambio!!!)Faccio un lavoro STUPENDO….forse sono andato fuori tema.
Scusa le chiacchere inutili e gli errori.Ciao e complimenti
Gian Paolo
Non so come nell’articolo -Révélation Combien coute vraiment une bouteille de Petrus – abbiano calcolato i costi di produzione, ma ad una prima occhiata mi sembra che i tuoi costi siano sottostimati,
1- non credo che bottiglia, tappo, etichette, cartone, ammortamento imbottigliatrice e manodopera incidano solo per 0,60 e 1,05 €.
2- Non vedo, nel Capatosta, l’incidenza del costo delle barrique.
3- non credo che il 20% di costi commerciali possa comprendere provvigioni, trasporto, azioni promozionali (fiere, degustazioni, campioni).
4- secondo me, dolente nota, anche le perdite su crediti saono costi da imputare.
ciao e complimenti, come al solito una spanna (lunga) avanti.
@emanuele. Ho dovuto semplificare un pochino, ma sentro ci sta un po’ tutto.
@Andrea. Infatti io metto un 20% per il commerciale e poi la logistica e l’ammnistrazione a parte. Diciamo con un 30% si può in generale arrivare a coprire questi costi come regola generale. Il discorso della commercializzazione l’ho appena accennato in fondo perchè ero di fretta e forse non si è capito bene, però il punto è che infatti, tolto il margine del dettagliante, c’e’ chi comunque riesce a incamerare tutto il resto, meno le spese ovviamente, e nel nostro esempio sono la famiglia Moueix proprietaria di Petrus che sono anche Négociant e naturalmente il gruppo LVMH, proprietario di Dom Pérignon. Nel caso del Dom Pérignon, dove la speculazione è minore essendo prodotto in 5 milioncini di esemplari (sic) dai 129 euro di vendita, tolto il margine e tolte le spese, rimangono quei 33-38 euro di cui si parla sopra, che comunque danno sempre quei 110-130 milioni netti l’anno (arisic). Nel caso del Musigny, lui lo venderà anche caro (non si dice nell’articolo) ma sono i negociants e i distributori che si pappano tutta la parte speculativa. Comunque qui sarebbe bene che un post lo facessi tu
@Gian Paolo. Certo, rientrano nel costo dell’uva.
@Borntowine. La manodoperaè inclusa nella vinificazione e affinamento (e condizionamento, non c’entrava) il resto sono i materiali. L’imbottigliatrice io l’ho già ammortizzata. La barrique rientra nel costo di affinamento. I costi commerciali sono effettivamente stimati un po’ bassi e sopratutto non ho incluso i costi finanziari dei ritardati pagamenti e le perdite. Forse l’ho fatto inconsciamente per non piangere
Grazie per la risposta in tempo reale e per le giuste osservazioni,proverò anch’io a fare un calcolo piu’ preciso.Ciao e che buoni i tuoi vini!!!!!!gp
Un paluso a questa lodevole iniziativa! Io mi occupo in realta’ di birra e sono solo un wine-lover, ma sogno che un giorno questa trasparenza possa riscontrarsi anche tra i produttori di birra. Se volete sapere i costi di una bottiglia da 33cl di birra, parliamo di 15-18 CENTESIMI DI EURO, incluso i costi di packaging, con un prezzo al bar di €4. E certo non parliamo di Dom Perignon….
Sono convinto che, nella birra come nel vino, la suddivisione dei margini sia ancora troppo a favore della supply chain, a svantaggio del produttore, gravando sulle tasche del consumatore e, in qualche caso, sulla qualita’ del prodotto finito.
La birra e’ uno dei fenomeni piu’ eloquenti. Nessuno si lamenta del costo perche’ se compri una lattina di Heineken (faccio per dire) la paghi “solo” 2 euro al supermercato. Ma come tu dicevi il costo di produzione e’ assai basso, io credo che in alcuni casi, come nel mio esmpio, sia persino abbondantemente al di sotto dei 15-18 centesimi. Tutto il resto e’ advertising e commercial costs. Pero’ della gente si aspetta di trovare il vino ad un euro… C’e’ qualcosa che non torna, giusto?