No, non e’ il libro di favole che leggo ai miei figli prima di andare a letto. E’ la lista fatta dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (cosidetta Antitrust) il 9 giugno scorso, sotto forma di segnalazione al Governo e al Parlamento sulle azioni da intraprendere per far ripartire il paese (che io credo abbia un disperato bisogno di questo). Come si evince da questa chiaccherata, che a sua volta ripendeva questo articolo, molti non la pensano cosi’. Sembra strano, ma per alcuni l’Italia e’ un paese di iperliberisti. Viene da chiedersi che paese abbia visto l’Antitrust. O meglio, che paese vedano certuni.
Peccato che dell’agricoltura non si faccia segno. Ma quello e’ un sogno impossibile forse.

…e un libro da leggere
“Il liberismo è di sinistra”:
http://www.ibs.it/code/9788842814580/alesina-alberto/liberismo-sinistra.html
Aggiungerei, a proposito della lista-Antitrust, che la stessa Authority non è dotata di quei poteri di intervento indispensabili, come effettuare sequestri, indagini indipendenti, arresti, ecc. A parte qualche multa, magari annullata da qualche tribunale amministrativo regionale!, la nostra Antitrust non incide più di tanto. E vederla all’opera sul mercato agroalimentare sai che divertimento sarebbe!
Salve Giampaolo (ed anche a te Giampiero, lieta di ritrovarti qui). Ho letto con interesse il tuo ironico commento n.12 alla *chiacchierata* che hai linkato.
Di tutte quelle righe nero su bianco, a parte l’esortazione ad una crescita produttiva del paese, mi è pasa la più realistica.
Ma quanto, i “wine-communicators” (c’est pas moi) di professione l’avranno capita? Quando comprenderanno, anche quelli che “ti fo un sito”, che fare un disegnino e scomparire… avranno capito che i produttori so’ stufi, strastufi, di vane chiacchiere?
Il tuo commento a me pare in realtà un urlo, un “basta!”. A Genova durante Terroir Vino, con te e Giampiero ed altri produttori abbiamo capito quante strade ci siano, marketingamente parlando, da seguire..
Poiche’ tanti sono i mercati, tanti i nasi, tante le tavole da ammannire. Ed anch’io penso che ci sia posto non dico per tutti (in ogni settore ci sono delle perdite fisiologiche), ma per chiunque lavori con coscienza e sappia osservare, e quando è il caso aspettare (lo sanno bene i contadini… Invece arrivano i comunicatori, quelli che ti fanno i siti o le recensioni, illudendoti che con un sito ed una recensione stai a posto. A posto ci stanno loro, visto che gli paghi i servizi… Ma quanti di ‘sti comunicatori si preoccupano dei reali feedback di cio’ che hanno “disegnato”?. Pochi. Solo quelli che capiscono di dover essere anche loro, a dare una spinta in avanti al settore, invece solo che a cercare clienti per i loro banner, masticando polemiche più che indagini ed analisi di un certo rileivo.
I *seri* comunque sopravvivono. Ma attualmente parmi che ‘sta regola del chi bene semina, bene raccoglie, vale però se nel frattempo non arrivano siccità, cavallette, peste bubbonica… Che nel mondo d’oggi io traduco in: burocrazia, corruzione, sistemi feudali di gestione dei territori, ipertassazione, costo esagerato dell’energia….
Ho raccolto diverse documentate testimonianze sull’insostenibilità di tante cose, fra i winemakers.
Eppure vedo che ci sono mercati da scoprire, palati da compiacere con un buon rapporto qualità-prezzo, oppure con le riserve ed i supertuscans, insomma, tante bocche quanti sono i vostri cervelli e le vostre mani ed i vostri vitigni.
Ed anche se sono da poco (2 anni) nel settore vino, mi “sporgo oltre il davanzale” per avanzare un’opinione che cmq viene da oltre 20 di lavoro: spazi ce ne sono, risorse in gamba, in Italia, molte meno… Sarà sempre di più una tremenda lotta per la sopravvivenza dove resterà vivo chi è elastico.
E sopravviveranno le banche, naturalmente. E coloro che eleggiamo e guadagnano quanto 10 di voi messi insieme e gli enti ed entucoli et consorzi. Ed i tirasòle.. il secondo più antico mestiere del mondo.
Sorry se era lunga.
E grazie per l’ospitalità.
Ale