Wine dogs

ottobre 9, 2007

Winemakers love dogs.” cosi’ comincia la descrizione del sito australiano Wine Dogs. Ed e’ vero, dovunque si faccia il vino e’ facile trovare dei cani che lavorano (o si rilassano) intorno alla cantina, nei vigneti o nelle sale di degustazione delle aziende.

Anche noi non facciamo eccezione, con la nostra favolosa cocker spaniel Daisy, una di famiglia e lo dice uno che ha tre figli piccoli e non gliene serve certo un quarto.

daisysback.gifQuindi oggi pomeriggio abbiamo ricevuto un bel gruppeto di aussies che sono in giro da noi per il primo libro sui cani del vino ambientato in Italia. Dal Piemonte alla Sicilia, in un viaggio lungo 6 settimane.

Devo dire che amo gli australiani. Quasi sempre invariabilmente sono persone con le quali si sta benissimo insieme, rilassate, semplici, divertenti. Proprio poche settimane fa avevo avuto modo di conoscere e spendere qualche giorno insieme in Canada con Shane McLaughlin di Canonbah Bridge, un azienda del New South Wales, non lontana (ovvero 6 ore di auto) da Sidney. E proprio oggi avevo ricevuto una email da Shane che era stato in Italia in vacanza (che tra l’altro conosce bene per essere stato un canottiere a livello olimpico, garaggiando e perdendo con i mitici fratelli Abbagnale) . E naturalmente questi ragazzi che erano da me oggi lo conoscono benissimo! Fatemelo dire: com’e’ piccolo il mondo! Ho addirittura visto il loro cane sul libro Wine Dogs of Australia.

Fra qualche mese quindi avremo il libro, e se state bravi c’e’ anche qualche copia per voi, magari accompagnata da una bottiglia di vino firmata dalla zampa di Daisy.

Per inciso sia detto “Daisy is a natural”, ovvero la macchina fotografica impazzisce per lei, e detto dai ragazzi di Wine Dogs, c’e’ da crederci.


Ricevo oggi questa foto da Shane McLaughlin, con il titolo “our Vineyard Manager” e la pubblico senza indugio:

dsc04076.JPG

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3 Comments

  • Gianpaolo, avendone parlato su Aristide tempo fa (http://www.aristide.biz/2006/02/cani_cantine.html) sono molto contento di apprendere che l’edizione italiana di “Wine Dogs” uscirà abbastanza presto.
    E’ un’iniziativa molto simpatica, che incontrerà la sensibilità di molti.
    Mi prenoto, quindi, per una copia del libro autografata da Daisy!

  • tretis scrive:

    Scusate, non sono molto pratica di blog (è la prima volta che scrivo…); sono capitata in un vostro articolo cercando informazioni a proposito di vini che non contengono solfiti, dopo aver inviato un commento ho capito che il blog era vecchio e sono stata reindirizzata qui. Credo che l’argomento sia sempre attuale (altrimenti cestinatelo), perciò riporto anche qui il mio commento, sperando in ulteriori chiarimenti. Ecco il testo, si potrebbe intitolare “I DUBBI DI UN NON INTENDITORE”: Grazie, ragazzi, mi avete chiarito un pochino le idee… Credo di essere il prototipo del consumatore disorientato dalla scritta “Contiene solfiti” (anche se “consumatore” nel mio caso è una parola grossa, in quattro anni di spesa autonoma avrò acquistato sì e no 5 bottiglie per gli ospiti e consumato per cucinare le poche riserve preesistenti in cantina). Nella mia ingenuità, quando ho cominciato a vedere su molte etichette la scritta a caratteri piccolissimi “Contiene solfiti” (e logicamente ho capito che doveva esserci una nuova legge che imponeva di indicarne la presenza), pensavo di trovare etichette che recassero a caratteri cubitali “NON contiene solfiti”(esattamente come le scritte “non contiene coloranti né conservanti”); certamente non potevo indovinare che i solfiti fossero presenti in tutti i vini: altro che “poca chiarezza”, l’indicazione sull’etichetta è veramente ed assolutamente fuorviante! Avrebbe effettivamente più senso riportare la quantità, o forse un’indicazione del tipo “non contiene solfiti AGGIUNTI”; da consumatore inesperto mi piacerebbe trovare la garanzia “non contiene ADDITIVI”, se è possibile fare il vino senza taroccarlo, sofisticarlo, avvelenarlo ecc. Pur non essendo assolutamente un’intenditrice, ho trovato che alcuni vini sembrano più “puliti”, non rinvengono, non danno alla testa, anche (o soprattutto) con gradazioni un po’ più alte. Ma come si fa a riconoscere un vino sano e serio? Ne esistono a prezzi abbordabili?

  • Tretis,
    capisco il tuo disorientamento, credimi che con queste etichettature anche noi del mestiere spesso siamo smarriti.
    Per quanto riguarda la dizione contiene solfiti, essa serve ad avvertire coloro che ne sono allergici della loro presenza, e trovo quindi che sia un informazione giusta in questo senso. Attenzione a pensare pero’ che aggiungere solfito significa “taroccare” un vino. I solfiti sono pressoche’ universalmente considerati indispensabili per la tenuta di un vino nel tempo, ed e’ oggi praticamente l’unico adittivo che non puo’ essere sostituito da altre cose meno fastidiose, benche’ la stragrande maggioranza delle persone non rilevi alcun problema nelle quantita’ (che sono limitate per legge) che si trovano nella maggior parte dei vini.
    Quanto all’etichetta che riporti tutti gli adittivi aggiunti, quella e’ una storia vecchia, nel senso che ci sono forti avversioni da parte delle lobbies nel fare etichette di quel tipo, per la paura di dissuadere alcuni consumatori. Io, e anche Aristide che scrive qui, e molti altri, la pensiamo diversamnte, pero’ per ora la legge e’ cosi’.

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